Società della vergogna, società della colpa, e società italiana.

La matrice sociale e culturale di un Paese è un elemento fondamentale nel determinare l’assetto antropologico di una società. Nel tempo i valori di tale “matrice” possono cambiare ed influire su quello che è il risultato finale, la società stessa. Tanto più se per vari motivi le variabili di tale matrice vengono stravolte.

Gli antropologi hanno individuato due modelli di società, “la società della vergogna” e “la società della colpa”.  Nel primo caso, i confini dei comportamenti umani sono dettati dalla reputazione e dal consenso piuttosto che dalle norme. La vergogna, la paura dell’infamia agiscono come deterrenti per i comportamenti socialmente meno auspicabili. La ‘moral suasion’ della società civile potrebbe addirittura rendere superflue le norme che prevedono una pena. E’ in quest’ottica che l’Irlanda pubblica ogni anno la lista degli evasori fiscali. Una lista molto breve se si considera che nel terzo trimestre del 2007 gli evasori sono stati poco più di 120. Ecco perchè una proliferazione di leggi e di norme potrebbero mortificare lo sviluppo del senso civico e della responsabilità sociale.

Ad un livello idealmente più basso si può collocare invece il secondo modello, la “società della colpa”, dove la sanzione reputazionale lascia il posto alla sanzione ‘prevista per legge’. Quest’ultimo modello è il trionfo della paura della pena. In questo tipo di società, ad esempio, il codice stradale verrà osservato per evitare una multa piuttosto che per rispettare consapevolmente la vita di chi viaggia. Allo stesso modo il pagamento delle tasse non è avvertito come un dovere civico, ma quasi come un’opzione etica discrezionale. Qualcuno ricorderà le parole di un economista italiano, Tommaso Padoa Schioppa, che alla luce di quanto esposto possono essere ben interpretate: “Le tasse? Bellissime. Un modo civile di contribuire ai servizi”. Un pensiero nobile ma esposto in Italia, un Paese che da sempre mostra una sensibilità opposta. Tale sensibilità è stata invece ben compresa e cavalcata populisticamente negli ultimi 17 anni da una classe politica che ha suggerito i condoni, le sanatorie, gli scudi fiscali, o addirittura giustificato esplicitamente l’evasione fiscale. Risulta evidente che il tema del consenso e della reputazione si inverte completamente se un popolo, per effetto della sua cultura dominante giudica tollerabile, magari con un po’ di simpatia, colui che riesce a farla franca alle norme. Non rendendosi conto che quel soggetto, eludendo una legge aggira anche la società civile di cui il popolo stesso fa parte.

Poichè tali fenomeni sembrano essere aumentati negli ultimi anni in Italia, investendo anche altre sfere della società, come lo stravolgimento della giustizia, dei diritti contrattuali dei lavoratori, e del diritto allo studio, si può posizionare ad un ulteriore grado inferiore il modello della ‘società italiana’. Qui, sono gli escamotage per eludere le sanzioni senza rinunciare a ‘trasgredire’ a farla da padrone. In tutti questi ambiti si assiste ad una continua violazione delle norme più elementari di una moderna società nella pressochè indifferenza dei cittadini. Così, si consente al ‘capo’ di stravolgere l’ordinamento per evitare i propri processi. L’inesistente sicurezza dei lavoratori diventa normalità. La possibilità di progettare un futuro diviene una chimera. La scuola pubblica viene violentata nell’indefferenza generale. L’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole viene sacrificato. I tagli alla cultura sono una costante. L’unico aiuto potrebbe derivare da una morale religiosa, che nel caso italiano però, di certo non aiuta a risollevare le coscienze. La nostra società è figlia della dottrina cattolica che con l’istituto della confessione ha purtroppo alimentato la cultura dell’indulgenza plenaria.

In seguito agli scandali finanziari nel 2002 negli Stati Uniti è stata introdotta la Sarbanes-Oxley Act, una legge che impone al management di giurare sulla veridicità del bilancio, spostando così di fatto la pena per il reato di falso in bilancio, che è di 5 anni, al reato di spergiuro che è di 20 anni. In Italia negli stessi anni invece, ci è stato regalata (in realtà non ‘pro civibus‘) la depenalizzazione del falso in bilancio, nonostante fossero nell’aria gli altrettanti gravi scandali finanziari (Cirio, Parmalat).

In conclusione, appare chiaro che le variabili della matrice socio-culturale in Italia sono piuttosto alterate e compromesse, con l’effetto di aumentare il conflitto sociale, lo smarrimento culturale, e il disordine dei valori. Tutto ciò con una inconsapevolezza molto diffusa, che taglia le gambe ad ogni possibile controtendenza e speranza. Che futuro ha una “società della colpa” in cui la ‘politeia‘ aristoteliana rigetta ogni rimorso morale ed elude spudoratamente il sistema della pena?

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