…Numeri bugiardi?

“L’ occupazione non riparte”o ancora “Livelli produttivi distanti da quelli precedenti l’avvio della recessione e un’incidenza ancora elevata degli occupati in Cassa integrazione ostacolano il ritorno alla crescita dell’occupazione”. A pronunciare queste frasi non è stato un membro dell’opposizione o qualche pericoloso eversivo, ma Mario Draghi, presidente di Bankitalia. Troppo spesso sentiamo (s)parlare, anche a sproposito, sedicenti esperti di economia che ci illustrano dai loro scranni come e perchè  la crisi ha colpito, contraddicendo, prima che se stessi, logica e teoria economica. Ecco allora l’importanza di parole serie, mirate, pronunciate da un istituzione di indubitabile affidamento.  Quindi eccovi servita la verità; l’occupazione ha subito un calo persino rispetto all’ ultimo periodo dello scorso anno (-0,3%). Ma i dati, se fine a se stessi, creano confusione, incertezza e servono a poco. Proviamo a fare chiarezza. Ad esempio, alcuni autorevoli esponenti, nel tentativo di difendere la politica (nulla) occupazionale del governo, affermano che le assunzioni sono aumentate rispetto agli scorsi anni. Verissimo, peccato non dire come crescono. Dal bollettino di Bankitalia testualmente si legge “sono tornate a crescere le assunzioni con contratti flessibili e a tempo parziale; è proseguita la contrazione delle posizioni permanenti a tempo pieno”. È chiaro, si assume più forza lavoro ma per tempi prestabiliti e determinati, anche in settori dove progettualità e programmazione non necessitano di queste tipologie contrattuali. Andiamo avanti. Il tasso MEDIO di disoccupazione è rimasto stabile rispetto a valori dello scorso anno. Giusto ma,  premesso che (ancora) non è reato chiedersi se si potesse fare di più in termini di politica economica, senza farci passare come una vittoria, la stabilizzazione di certi indicatori, occorre precisare. In un sistema- paese, a livello economico, non tutti i disoccupati sono uguali, è  per questo che i nostri numeri sono inquietanti; è aumentata l’incidenza della disoccupazione giovanile e quella dei disoccupati di lungo periodo (+7,4%), così come la percentuale degli inattivi (+ 0,4%). Si è accennato ad un altro aspetto preoccupante della nostra economia: la produzione. Anche in questo caso è necessario fare uno sforzo affinchè certi dati possano essere interpretati nella giusta maniera. Prima i numeri: – 18% della produzione industriale in Italia rispetto ai livelli precrisi, contro il 5% ed il 9% di Germania e Francia. Affinchè ognuno possa formarsi un’ opinione indipendente, è doveroso ricordare come governo, parte dei mass media, alcune parti sociali, nani e ballerine  nel corso degli ultimi anni, si siano lanciati in campagne urlate, dal sapore propagandistico,  sul livello di produzione, e quindi di produttività (elevati), strettamente connessi al rinnovo di contratti nazionali e vincolanti per innescare un meccanismo virtuoso di assunzioni. Per quel che riguarda i conti, diminuisce il deficit (dal 5,4% al 4,6% dell’ultimo anno) ma aumenta il  debito pubblico (arrivato al 119% nel 2010) . “I risultati dell’ italia – si legge da via Nazionale – sono relativamente più favorevoli di quelli registrati in media nell’area dell’euro “, ma non basta. Serve che al rigore dei conti faccia seguito una politca economica degna di un paese avanzato.
Perchè i numeri sono oggetti, non mentono, ma come coltelli, possono far bene…o male.

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