La Francia lancia un’OPA sull’Italia

“Abbiamo un progetto ambizioso fare di Parmalat il gruppo italiano di riferimento a livello mondiale nel settore del latte confezionato con sede, organizzazione e testa in Italia” . Queste le parole, del direttore generale di Lactalis, Emmanuel Besnier, che preannunciano la decisione del gruppo francese di lanciare un’ Opa per l’ acquisto della totalità delle azioni di Parmalat. Il prezzo: 2,60 euro ad azione. Nel mentre il titolo Parmalat, sospeso in borsa, viene riammesso, ottenendo un + 11,59 %, arrivando a 2,58 euro.   “L’ intenzione” si legge nel comunicato francese “è quella di far confluire in Parmalat le attività europee del gruppo” oltrechè “la valorizzazione del brand in ambito internazionale”  aprendo nuovi mercati come Brasile, Cina ed India. Si ribadisce inoltre la ferma intenzione di mantenere il titolo quotato alla borsa di Milano. Arrivati a questo punto è lecito chiedersi cosa sia cambiato. Perchè l’ iniziativa, apparsa concreta, che mirava alla protezione dell’ azienda di Collecchio, allontanando qualsiasi possibile “attacco” esterno, sembra del tutto tramontata? Si era parlato di leggi ad hoc, o anche di chiedere uno sforzo a soggetti come Ferrero o Intesa Sanpaolo. Nulla è successo. Perchè?  Probabilmente, la risposta la possiamo trovare, nel solito, atavico problema italiano; l’ immobilismo.  Un governo che passa il tempo a rincorrere gossip e problemi personali di qualche esponente, non può, materialmente, avere forze e tempo per trattare e, possibilmente, risolvere,  questioni di questa portata. A pensarla come noi sembra anche la leader di Cgil Susanna Camusso che afferma con forza quanto tutto ciò segni “il  limite di un governo che ha negato in tutto questo periodo l’esistenza di una politica industriale e che ha pensato che sul piano della finanza si risolvessero i problemi”  .  Arrivati a questo punto, la pista francese sembra l’ unica percorribile. Certo, con tutti i “se” ed i “ma”  che derivano da esperienze similari non del tutto positive. Il timore più concreto è che a risentirne possa essere il nostro sistema economico, già messo a dura prova da politiche industriali non appropriate; in termini di  filiera produttiva, che potrebbe essere decentrata ulteriormente,  e, più preoccupante,  per quanto riguarda i lavoratori che, come Fiat ed Alitalia insegnano, quando ci si ritrova in situazioni di ristrutturazione, o di acquisizione, sono i primi a subirne il contraccolpo.

Tutto ciò appare meno rilevante se tentassimo di vedere le vicende da una diversa angolazione; come un grande, gigantesco, intreccio tra Italia e Francia. Tra due governi, il cui rapporto ha vissuto varie fasi, in un’ altalena continua, tra dichiarazioni ufficiose e smentite ufficiali. Tra due personalità (Sarkozy e Berlusconi), tanto speculari, quanto contrastanti. Che l’ oggetto del contendere non sia solo Parmalat ma anche energia nucleare, quindi Edison, i rapporti tra edf ed enel, senza dimenticare la liaison tra Fonsai (Ligresti)Groupama, è chiaro a molti. Il risultato della partita, comunque, sembra ormai scritto. Per l’ ennesima vota i cugini d’oltralpe si impadroniscono di una nostra eccellenza. Dopo i magnati Pinault (Gucci e Bottega Veneta) e Arnault ( Bulgari, Fendi),  ecco la famiglia Besnier. Imprenditori lontanissimi gli uni dagli altri, accomunati dalla “passione” italiana.                                  

Che il destino del nostro paese sia sempre più quello del comprimario è evidente.  Come uscirne pare meno chiaro.

© Riproduzione riservata

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