Archivio mensile:maggio 2011

Una vergogna senza fine.

Non c’è nessun imbarazzo ad esser (ed esser stato) uomo di sinistra. Non deve esistere nessun velo di ignomia nell’aver vestito la toga da magistrato. Non è questo il momento di parlare dell’esito dei ballottaggi ma Giuliano Pisapia e Luigi de Magistris possono affrontare a testa alta il futuro che li attende e lanciarsi in due avventure tanto difficili quanto affascinanti. Non so se potranno godere della stessa serenità i provocatori pennivendoli che girano, stracciandosi le vesti, attorno al fantastico universo berlusconiano. Dalla home page di “Libero” sembrerebbe proprio di no. La risposta alle provocazioni sono le bandiere, la gente in piazza, un sorriso che sa di speranza, la passione che torna a scuotere animi assopiti; siamo noi che ancora crediamo in un paese migliore.

La nostra goduria è amplificata dall’astiosa reazione di questi rigattieri della parola. A noi la gioa. A voi i postumi della sbornia più indecente.

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Verso il Referendum…viva (questa) Italia!

Il 12 e 13 Giugno è sempre più vicino, siete pronti?

Queste due date sono tappa fondamentale se ancora vogliamo far sentire la nostra voce, una voce che dice no alla privatizazzione di un bene che è di tutti; l’acqua, al leggittimo impedimento e alla nuvola nera del nucleare. Su questo ultimo punto a giorni sapremo se potremo dare o no il nostro dissenso, ma se dovesse essere cancallato dalla lista referendaria è comunque importante che tutti noi diventiamo artefici delle scelte di questo paese non rimanendo passivi davanti al mutare degli eventi.

Ricorda il tuo voto potrebbe essere decisivo per il rinnovamento di una società intera, prenditi le tue responsabilità civiche, scegli da che parte stare, noi di Generazione precaria lo abbiamo già fatto il nostra voto sarà un indelebile si, ancora crediamo alla possibilità di cambiare le cose e guardando il video qui sotto scoprirete che non siamo i soli…

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Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti. 1

Ecco la prima parte della puntata di Report “Generazione a perdere”.

Mi rivolgo a voi; padri e madri,nonni e nonne, insegnanti, educatori, giornalisti e ad ogni soggetto che concorre, o dovrebbe farlo, all’educazione, la formazione e alla crescita dei giovani. Non riuscite proprio a sentirvi a disagio? Riempite orecchie e cervello dei ragazzi con i sacrifici che avete dovuto sostenere, ribadendo che “nessuno regala niente”, come se chi vi sta, pazientemente, a sentire, vorrebbe qualcosa in omaggio, per grazia ricevuta. Siete in pochi, dato che a me non piace generalizzare, ad ammettere che vi è stato consegnato un mondo che prometteva speranze, in cui il futuro non spaventava ma incuriosiva, dove il sogno era una parte della soluzione del problema; e quando è toccato a voi passare il testimone? Voi avete donato le macerie di un’ economia, briciole di lavoro, frammenti di prospettive, insomma una speranza trasparente, quasi spettrale. Il tutto condito da tante frasi di circostanza, molti luoghi comuni e poche mani tese. Non basta, non è bastato, aver svolto il proprio compito nel migliore dei modi. Non è stato sufficiente essere buoni genitori, neanche educatori. Arriva un punto in cui si vuole smettere di essere solo figli per andare nel mondo e percorrere la propria strada, ma molti non possono permetterselo; così ad una frustrazione con cui ormai si convive quotidianamente si aggiungono terribili sensi di colpa: non serve pagare l’affitto da fuori sede a tuo figlio, se dopo c’è il nulla.

Per non parlare poi di quei politici, amministratori, dirigenti, imprenditori, quella classe di persone a cui è affidata la conduzione di un paese che si continua a vantare  di aver rubato meno, di aver proposto quel decreto, o aver abolito quel privilegio, prendendo come termine di paragone il peggio del peggio. Ma tutto questo non si potrebbe definire come “minimo sindacale”, base, imprescindibile, da cui partire per partecipare attivamente alla vita sociale, politica ed economica di una democrazia? Ed il resto dov’è? Guardate, soprattutto voi, per tentare di comprendere il dramma di un’intera generazione. E magari trovare insieme una via d’uscita. Perchè questo non è  un semplice scontro tra generazioni.

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“EROI”. L’arte di Resistere

In un mondo ormai afono, sfinito da troppe individuali e spaiate urla di dolore di una squartata società sempre più vuota di principi, ideali, valori,  l’arte prova a farsi carico di un impegno sociale, quello di unire le voci unanimi ormai snervate in un unico grido: RESISTENZA.

E’ questo il senso profondo che unisce gli “Eroi “di Danilo Eccher, mostra collettiva al GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

Una quarantina di opere impegnate, coraggiose, alcune realizzate intenzionalmente per questo evento, artisti che hanno il coraggio di mettersi in gioco, cercando di divenire fautori di nuovi ideali, a volte anche utopici, per risvegliare una spiritualità collettiva, che possa risollevare, destare questo atrofizzato stato sociale.

Eroi dei nostri tempi, tempi in cui dar voce alle proprie idee appare come dura Resistenza, opposizione ad una condizione sociale che premia chi tace e non fa domande, manda avanti chi meglio sa lusingare, dove le speranze divengono illusioni, e le promesse sono spesso inganni, loro sono il nostro sgomento, il nostro disgusto, eroi di una società che ha dimenticato cosa significa lottare per le prorpie idee.

“È l’Arte che nell’età postmoderna – spesso associata alla fine dei grandi ideali e delle sicurezze ideologiche – diventa resistenza individuale, fa dell’accumulazione di saperi la sua stessa forza, e in questo scenario analitico va oggi ripensato il gesto “eroico”. L’eroismo oggi non è più lotta solitaria di un uomo: non c’è possibile azione eclatante che non possa immediatamente essere assorbita come fatto di cronaca o evento televisivo dal sistema globale di comunicazione. L’eroismo torna quindi alle sue caratteristiche originarie, volontà e ambizione, con il compito di ricostruire modelli ed etiche nuove, alternative possibili alla società.”

Dalla mostra escono fuori eroi solitari, che inermi continuano la loro battaglia, non generalizzando ma analizzando sottilmente il nostro tempo, non omologandosi, sentendosi anche fuori luogo e spesso emarginati.

Non solo un invito a partecipare alla visione della mostra, ma anche a raccogliere, esaminare quei messaggi imprescindibili da cui nasce e si forma la coscienza critica di un sistema. Così da assecondarne, liberandolo, il bisogno di libertà.

Artisti invitati: Marina Abramović, Pawel Althamer; Georg Baselitz; Christian Boltanski; Louise Bourgeois; Francesco Clemente; Latifa Echakhch; General Idea; Ilya and Emilia Kabakov; Anselm Kiefer; Sigalit Landau; Mark Manders;Mario Merz; Mike Nelson; Hermann Nitsch; Michelangelo Pistoletto; Pietro Roccasalva; Jenny Saville; Sean Scully; Thomas Schütte; Cy Twombly; Francesco Vezzoli; Danh Vo.

 “Eroi”, dal 19 maggio al 9 ottobre 2011
Gam  –  Galleria d’Arte moderna e contemporanea
via Magenta 31, Torino.
Orario: martedì – domenica 10-18, chiuso lunedì.
Ingressi: € 7.50 ridotto € 6.00, gratuito ragazzi fino ai 18 anni
Informazioni: tel. 011 4429518.
Catalogo: Allemandi.”
http://www.gamtorino.it/
 
 
 
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Gli occhi e il sorriso di Giovanni Falcone.

Il 23 maggio del 1992, esattamente 19 anni fa, morivano in un attentato mafioso Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Solo gli esecutori materiali verranno condannati, mentre per i mandanti morali ci sono processi tutt’oggi in corso. Si cerca ancora di capire e accertare la verità circa i possibili alleati di Totò Riina e di Cosa Nostra, nell’obiettivo di destabilizzare l’ordine democratico. Indagini che negli anni hanno subito rallentamenti e improvvise accelerazioni, con vuoti di memoria alternati a ricordi lucidi sottaciuti per anni. Personaggi ambigui, e nuove pesantissime accuse ad alcuni Ministri di allora. Il tutto, come ogni mistero di Italia che si ‘rispetti’, condito da un assai probabile coinvolgimento dei Servizi Segreti. Ci auguriamo che dopo vent’anni, i magistrati riescano finalmente a rendere giustizia ai loro colleghi eroi. Come diceva Giovanni Falcone, “la mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”. E questa fine non può che passare anche dalla condanna dei mandanti della Strage di Capaci e di Via D’Amelio.

Il Blog vuole ricordare Giovanni Falcone con questo video. Guardate gli occhi e il sorriso di Giovanni, ed aldilà delle sue parole godrete della purezza d’animo e della sua devozione per la giustizia.

“La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.”

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La destra sul ring, la sinistra in poltrona

Comunicare per vincere e vendere.
La comunicazione è un’arma fondamentale per vincere, dalla pubblicità alla politica.
Comunicare bene è un aspetto fondamentale: un’arte, una dote, una tecnica. Non importa tanto il contenuto, quanto la forma. Nella comunicazione pubblicitaria il messaggio è efficace, cioè arriva al consumatore, quando quest’ultimo acquista il prodotto, o si convince che il prodotto X sia migliore per un qualsiasi motivo del prodotto Y. La pubblicità è l’anima del commercio, questa legge della modernità si può aggiornare e applicare anche alla comunicazione politica. Nella comunicazione politica, infatti, l’obiettivo è convincere l’elettore a votare per il proprio candidato, simbolo o partito. Personaggi politici come Giulio Cesare, Napoleone o Mussolini, con le dovute differenze, avevano già intuito l’importanza di apparire come leader carismatici e dare un senso di “grandezza” delle proprie gesta, in qualsiasi modo, a qualunque costo.

Comunicazione e ideologie.
Oggi le cose sono cambiate molto, i partiti sono sempre meno punto di riferimento ideologico (come potevano essere PCI e DC nel dopoguerra) e si sono (definitivamente?) trasformati in partiti “piglia tutto”: interamente concentrati sulla comunicazione mediatica, sulla spersonalizzazione ideologica, sulla figura di un leader esteticamente gradevole e che sappia comunicare, poco importa ciò che dirà. La politica di oggi sembra davvero un supermarket televisivo: tantissime offerte, tantissimi prodotti a buon prezzo, a volte non si capisce nemmeno quale sia il candidato che “pulisce meglio” o che “cattura di più la polvere”. L’elettore non vota per una convinzione politica, nella maggior parte dei casi, la scelta avviene in base al martellamento. Più il candidato X sarà assillante e presente in tv, ora chiedendomi, ora minacciandomi, ora implorandomi, e più sarà alta la probabilità della sua vittoria sul candidato Y.

Destra e Sinistra: due MONDI diversi di comunicazione
Le tecniche di comunicazione mediatica dei nostri partiti sono riassumibili in due categorie fondamentali che coincidono pienamente con l’area politica di provenienza.
La destra fa palestra, si allena al sacco, attacca ferocemente, e quando si sente stretta alle corde tira ganci e montanti micidiali all’avversario. La destra non disdegna i colpi bassi o proibiti, sotto la cinta. E qui potremmo ritirare fuori tutta la sindrome d’accerchiamento del premier contro: Magistratura, Scuola pubblica, Presidente della Repubblica. La comunicazione della destra ha partorito delle chicche come: “Noi ce l’abbiamo duro”, “Chi vota a sinistra è un coglione” e diti medi alzati durante i comizi.
La sinistra è pacata, riflessiva, flemmatica, intellettuale … noiosa. Probabilmente in virtù di una presunta ma mai dimostrata “superiorità etica e culturale”. La sinistra vuole il dialogo, l’argomentazione, il ragionamento, lidi in cui domina senza dubbio, ma evita accuratamente lo scontro diretto: la sinistra lavora bene ai fianchi, con intelligenza e astuzia ma quando è il momento di sferrare il colpo che chiuda il match, rimane ferma ad aspettare e, anzi, dà la possibilità all’avversario di pareggiare l’incontro.
La destra sale sul ring e picchia forte, non disdegna l’insulto e la ridicolizzazione dell’avversario.
La sinistra preferisce un confronto aperto, regole certe, una comunicazione che abbia contenuto e che non sia solo “forma”.

Chi va al tappeto?
Per il momento la comunicazione aggressiva della destra sembra aver riscosso più successo. Il messaggio della sinistra sembra non arrivare proprio, complice anche un sistema che è sbilanciato prevalentemente a favore del centro-destra nei telegiornali nazionali, ma sarebbe quasi superfluo parlarne in questa sede, esiste un’Autorità Garante delle Comunicazioni che vigila solerte sulla materia.

Prospettive per il Centro-Sinistra
Se la Sinistra vuole arginare questa sommatoria di sconfitte elettorali, ha da mettere in agenda alcuni appunti e domandarsi cosa fare. Io ho qualche idea:
1) Adottare una comunicazione aggressiva come quella della destra, scelta che sarebbe funzionale, però potrebbe non piacere alla propria base elettorale;
2) Aspettare che muti da sé il panorama politico con l’uscita di Berlusconi, continuando ad incassare e cambiando giusto l’ennesimo logo o nome del partito nel prossimo futuro;
3) Dare largo ai giovani e alle nuove generazioni che possono portare sicuramente idee e tecniche di comunicazione nuove;
4) Rimanere al tappeto come un pugile al termine della carriera e chiedere ai secondi di gettare la spugna;

Come la penso io?
Penso che se le galline depongono le uova starnazzando e le oche stando in silenzio, e se poi tutti vorranno comprare uova di gallina… Forse un motivo ci sarà pure. Magari anche le uova di oca sono buone.

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Berlusconfitto.

Non il risultato, nè il futuro, ma l’elemento che emerge più forte da questa tornata elettorale è il desiderio, e la richiesta, di trasparenza. Già perchè se ci si può, e ci si deve, dividere su idee, ideali e programmi, non ci si può permettere di raccontare, spacciandola come incontrovertibile, la propria versione della verità, disconoscendo l’oggettività da cui è necessario partire per compiere un’attendibile analisi politica sui risultati delle ultime amministrative. Non tanto per fare contento, o meno, qualcuno, ma per il rispetto assoluto che si deve al popolo elettorale. Perchè parlare delle elezioni, senza accennare a quel triste e macabro mosaico di dichiarazioni, comunicati stampa, conferenze e controsmentite, sarebbe come riferirsi al nulla. Quando vedi e ascolti i soli Quagliariello, La Russa, Formigoni, Verdini, Cicchitto, Stracquadanio, farneticanti, in una strenua ed imperterrita difesa, stile trincea militare, del boss e delle sue pedine elettorali(Moratti e Lettieri), capisci che non c’è limite all’indecenza. Non chiedo, nè lo farei mai, di rinunciare alle proprie convinzioni, legittime come quelle degli altri in un sistema democratico, tantomeno di desistere nel sostenere ogni strategia difensiva legittimata dal buon senso, oltrechè dalla legge, ma esigo, come cittadino la verità (quella ontologica ). Poco ci interessa se, per questa volta,  verità non fa rima con vittoria. Non è onesto, nè politicamente nè intellettualmente, affermare che il risultato di Milano è compensato da quelli ottenuti dal Pdl in comuni e province di piccole e medie dimensioni, per lo più se si vuole, ad ogni costo, forzare i concetti, piegandoli ai propri comodi ed interessi, arrivando a considerare come eccezionale l’approdo al ballottaggio in molti di questi. Insomma si vuol far passare l’idea che una palese, e scottante, sconfitta nella città cardine del berlusconismo sia totalmente compensata dai dati di centri come Cosenza, Crotone, Caserta,Etc.. A perdere, possiamo dirlo senza tema di smentita, non è solamente una fazione politica, ma un modo di pensare, di operare, un sistema propagandistico che mira allo stomaco dell’elettore, che insulta l’avversario senza proporre.

Proprio per questo, per tirarci fuori da perversi cunicoli edificati dal retropensiero, per evitare che tutto si riduca a fenomeno di costume, al fine di interpretare correttamente i responsi delle urne, per dire con chiarezza chi ed in che modo ha vinto(o perso) ci corre l’obbligo di partire dai numeri. Per quanto riguarda Torino, i dati parlano di una netta affermazione di Fassino (56,7% delle preferenze contro il 66% ottenuto dal candidato sindaco pd alle elezioni 2006) con un blocco che va dal Pd a Sel, in cui l’Idv ed il partito di Vendola tengono bene (rispettivamente 4,76 e 5,65%). Vittoria mai messa in discussione per due motivi principali: l’inconsistenza dell’avversario Michele Coppola e l’eredità di buon governo lasciata dall’amatissimo Chiamparino. Ottima performance del movimento 5 stelle (5 %) che, seppur di una manciata di voti, sopravanza Musy, candidato del terzo polo. A Bologna Merola, candidato Pd appoggiato anche qui da Sel e Idv riesce ad evitare il ballottaggio all’ultima staccata, arrivando al 50,5%  dei consensi. Affermazione tutt’altro che scontata se consideriamo i disastri prodotti negli ultimi anni dal centrosinistra cittadino e da un avversario, Manes Bernardini della Lega Nord, dato in forte ascesa. Nella città di Fini e Casini, delude il terzo polo, conquistando uno striminzito 5,1 %; contrariamente, Massimo Bugani, rappresentante del popolo dei grillini, ottiene uno strepitoso 9,5%. Qui il movimento 5 stelle è e sarà molto più che un fattore. Napoli ha confermato i problemi strutturali del Pd campano ma se una certa disaffezione dell’elettorato si poteva preventivare causa palese incapacità della classe dirigente del centrosinistra, si è perseverato nell’errore, prima con delle primarie “poco limpide” e poi con una scelta, caduta sull’ex prefetto Morcone che, definire affrettata ed azzardata suona eufemistico. Risultato il candidato sindaco Pd arriva appena al 19,1%, rimanendo escluso dal ballottaggio a vantaggio del candidato di Sel ed Idv , l’ex magistrato de Magistris (27,5%). Ma se a sinistra non si ride, in casa Pdl di certo non possono gioire; infatti Lettieri (38,5%), candidato per il centrodestra si aspettava di vincere al primo turno, forte soprattutto dei danni fatti, in passato, dalla parte avversa. Se così non è stato lo si deve anche alla candidatura del professor Pasquino, per il terzo polo che, con il suo 9,7%, sarà decisivo in sede di ballottaggio. L’affermazione di Pisapia a Milano, getta sale sulle ferite di una Moratti indebolita e spalanca scenari imprevisti ed imprevedibili fino a pochi giorni fa, , amplificando la crisi interna al Pdl. Perchè nella storia moderna di questo paese, Milano ha sempre indicato, in anticipo, la via del cambiamento. Il candidato del centrodestra perde più di 10 punti rispetto alle precedenti elezioni (41,5 contro 52% del 2006), mentre il terzo polo con Palmeri porta a casa un discreto 5,5 % che accontenta più l’ Udc che Fli. Buon risultato anche per il giovanissimo Mattia Calise del movimento 5 stelle che ottiene un onorevole 3,2%.

Tra tante incertezze, l’esito di queste elezioni ci consegna due verità incontrovertibili; lo stato parrossistico del centrodestra italiano fa rima con la voglia di cambiamento, di costruire un’alternativa seria, che anteponga gli interessi della collettività a quelli del singolo. Un’ alternativa con molte anime; da quella preponderante riformista del Pd, passando per l’Idv, fino a quella sinistra moderna, rappresentata da Sel che non rinuncia però alla sua anima radicale.  Nel frattempo la splendida novità del movimento 5 stelle diventa ormai concreta realtà nazionale; andando a scompaginare assetti ed equilibri, prova a portare la politica oltre i classici schemi. Il messaggio forte e chiaro arriva da Milano e Napoli. E il Pd dovrà coglierlo in pieno. Pisapia, anima della sinistra radicale milanese ha sfidato, e battuto, il candidato espressione del Pd alle primarie, per poi sconfiggere nettamente la Moratti; Luigi de Magistris, candidato Idv e Sel a Napoli ha battuto nettamente l’uomo del Pd, Morcone. Quindi se di vittoria si può parlare, occorre riferirsi ad un successo dell’ opposizione nel suo complesso e non del solo Pd che, anzi, dovrà interrogarsi su alcuni punti deboli: meccanismo delle primarie, scelta dei candidati, definizione delle alleanze. A Milano un uomo di sinistra ha guidato la coalizione contro pdl e lega, a Napoli un candidato altrettanto radicale ha cancellato il Pd; non è limitante, e presuntuoso, pensare che i voti (tanti) confluti in Sel ed Idv siano soltanto voti di protesta, o di pazzi estremisti esaltati? Perchè rincorrere i “moderatamente indecisi” del terzo polo, quando a sinistra esiste una parte di cittadini non (male) rappresentata?  Non si rischia di snaturare l’idea di centrosinistra? Rincorrendo Casini e co. non esiste il fondato pericolo di ripetere la terrificante esperienza dell’Ulivo? Non ci resta che attendere i ballottaggi. E le decisioni di Bersani.

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