Ucciso l’ “amico” Osama. Giustizia (all’americana) è fatta.

Mentre il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si compiace altezzoso, la notizia (presunta?) dell’uccisione di Osama Bin Laden, a seguito di un’operazione avvenuta nella notte ad Abbottabad, 2 ore di macchina dalla capitale pakistana Islamabad, fa, in pochi istanti, il giro del pianeta. Colpendo mente e cuore, conscio e subconscio di tutti quelli che hanno interpretato la battaglia contro Al Quaeda come una moderna crociata. Guerra ideologica di religione. Gli americani, maestri nell’esasperazione di nazionalismo e patriottismo, fuoriclasse del populismo hanno fatto molto di più; hanno trasformato questo scontro, nel loro scontro. Per purificare il pianeta dicono, da chi ha osato attaccare la potenza delle potenze, per giunta il centro del sistema, simboli che parevano inarrivabili. Poco importa se la guerra contro un certo tipo di integralismo islamico è stata piazzata come scusa, gigantesca, per giustificare affari e traffici in zone geografiche tanto ricche, quanto  ingovernabili. Poco c’entra, sostengono, che gli Usa, con a capo la famiglia Bush al completo, abbiano una lunga storia di rapporti e scambi commerciali con “quelli” che poi hanno scoperto essere atroci terroristi (leggetevi  qualcosa di Michael Moore). Gli stessi non si ricordano, o fanno finta (?!), dell’aereo, che si alzò in volo, dal suolo americano, nove giorni dopo l’11 settembre 2001, con a bordo alcuni membri della famiglia Bin Laden (fonte WMR), scortati da personale governativo. Molto altro ancora potremmo aggiungere sul tema, trasformando così un tentativo di riflessione comune in un prosaico elenco. Sterile, privo di contenuti. Rischiando di sprofondare, proprio là dove stereoripi e demagogia vogliono portarci; a sparare nel mucchio, alla ricerca del colpevole. Già bel tema, quello della colpa, della responsabilità; prendendo in prestito il concetto di responsabilità coniato da Aristotele, secondo cui è responsabile di un’azione colui che agisce in condizioni di libero arbitrio, cioè avendo compiuto una scelta libera, in pochi, in questa storia intricata, ne avrebbero.  Infatti la lotta, giusta e legittima nei suoi principi fondanti (meno nelle motivazioni), messa in atto dagli Stati Uniti contro l’ estremismo mediorientale ha visto la gran parte dei paesi facenti parte di Nato ed Onu svolgere il “compitino” del comprimario, in un vortice di assenso e silenzio che, più volte negli ultimi anni, è sfuggito di mano ai vari “giocatori” seduti attorno al tavolo “goloso” del potere (economico prima che politico). Se provassimo a discostarci leggermente da questa accezione di responsabilità, sforzandoci di pensare a coloro che,  seppur da semplici compartecipanti, non hanno avuto il vigore politico di dissentire da certe logiche, sarebbe fin troppo facile comprendere come non esista un solo colpevole, ma molti. Non un errore compiuto ma più errori che hanno inciso, incidono, ed incideranno sulle sorti di ognuno di noi; perchè l’ idiozia, il becero integralismo, il reciproco ricorso alla forza in un gioco morboso di pedine inermi, come un virus, non conosce confini, naturali o politici che siano. Non si ferma ad una frontiera. Proprio come la paura. Terrore di morire, timore di vivere. La paura che diventa rabbia. La paura che suscitano in me le dichiarazioni di un uomo come il presidente degli Usa che tranquillamente afferma “ora il mondo è migliore, più sicuro” ; come se il destino della Terra fosse, ancora nel 2011, in mano allo spettro dello spietato terrorista che aveva messo paura all’ umanità intera. Senza calcolare il rischio politico sociale che certe dichiarazioni generano. Osama Bin Laden è morto, doveva morire. Per cancellarlo, oltrechè dalla faccia della terra, dalle pagine di storia. Troppo ingombrante la sua figura.  Come lo è la sua eredità, con cui noi, tutti, dovremo per forza fare i conti. Insopportabile la patologica fobia che ha evocato la sua figura.

Siete sicuri che questo sia il concetto di giustizia che merita l’ essere umano? È giusto vendere quanto è accaduto come vittoria dell’ umanità sul terrorismo? È onesto? Poco importa. Non servono certe domande, tantomeno alcune risposte. Lasciate esultare il popolo. Giustizia è fatta

© Riproduzione riservata

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4 pensieri su “Ucciso l’ “amico” Osama. Giustizia (all’americana) è fatta.

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  2. Pestifero

    Si può condividere, e lo faccio, tutto quanto quando parliamo di: populismo, nazionalismo, ideologie, guerre personali, interessi economici, missioni di pace. Che esista una certa ambiguità dell’occidente è sicuro, lo notava anche Tacito secoli fa.

    Non di meno si può dire dell’Islam, o di un certo ISLAM, come tengono a precisare in molti: la tendenza alla deriva estremistica non è un fatto sporadico, il terrorismo è una realtà radicata ed ha dimensioni concretamente pericolose: Londra, Madrid, New York, Bombay lo hanno provato sulla propria pelle.

    Il terrorismo islamico va combattuto con azioni di questo tipo, che avvengono quotidianamente. Non so se potrà mai esserci un dialogo o una comprensione con questo ISLAM, che propone la guerra santa e ci vede come libertini corrotti che mangiano il prosciutto.

    L’Islam ha poco senso dell’Umorismo, così come il Cristianesimo e l’Ebraismo. Prendere troppo sul serio le religioni fa diventare stupidi.

    In ogni caso muore un ideologo, ma rimane viva un’ideologia, che è molto pericolosa.
    La Giustizia è ancora lungi dall’essere fatta.

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