Referendum: un gioco di società.

Democrazia: dèmos (popolo) e cràtos (potere), ovvero governo del popolo. Etimologicamente è questo il significato della parola democrazia. Ma oggi, qual è lo stato di salute della democrazia in Italia? Quali sono i suoi fallimenti? E cosa fa la classe politica per correggerli?

Sono domande molto attuali, dinanzi alle quali un comune cittadino dovrebbe avvertire la necessità di una risposta civica. Un po’ come quando un essere umano si chiede ‘qual è il significato della vita?’ e ‘cosa c’è dopo la morte?’. Tuttavia, sono percentualmente pochi coloro che si pongono tali domande. E i “gobbi della democrazia” (scrittori, storici, intellettuali, artisti, politici, comici e autori satirici), coloro che potrebbero suggerire tali domande e aiutare nella ricerca delle risposte, somigliano a delle tigri siberiane ormai in via di estinzione. E’ facile dargli la caccia, ma è ancor più semplice privarli del loro habitat naturale, restringendo e inquinando i loro spazi. O impedendo loro di ruggire.

Allora qual è lo stato di salute della democrazia in Italia? Compromesso. Molto simile ad una demenza senile, nonostante 150 anni non siano molti per uno Stato. Analogamente all’Alzheimer, infatti, notiamo una progressiva perdita di memoria storica che implica un deficit di capacità cognitiva, con un peggioramento dei rapporti sociali. Una diagnosi impietosa, forse pessimista, ma realista. Immaginate di avere una bussola ‘sociale’ o ‘democratica’, alla quale lentamente sono stati cambiati i punti cardinali. Alcuni cancellati, altri sostituiti, altri ancora invertiti. Come potreste orientarvi? Forse, gettando quella bussola, rifiutando modelli imposti, imparando a ri-conoscere il Nord geografico e seguendo il vostro istinto.

I fallimenti della democrazia in Italia sono moltissimi e sotto gli occhi di tutti. Ogni diritto calpestato, che non ottiene giustizia, è un fallimento. Quando vedi i pastori sardi auto-organizzarsi in una protesta straordinaria, autentica, solidale, senza coinvolgere i sindacati, vi è stato un fallimento. Ogni esigenza sociale legittima che viene disattesa è un fallimento. Quando una legge di iniziativa popolare giace in Parlamento per 2 anni senza essere discussa, rischiando di decadere, è il fallimento dell’art. 71 della Costituzione. Se i cittadini propongono dei referendum riguardanti temi essenziali come la salute e il diritto all’acqua, ed essi vengono ostacolati, impediti, mortificati, per l’interesse di uno solo o di pochi, vi è il fallimento dell’art. 75 della Costituzione. L’anima della democrazia è la partecipazione. Quando vengono meno gli strumenti partecipativi di democrazia diretta viene meno la democrazia.

Il politico è colui che dovrebbe guidare il governo del popolo, assistendo quest’ultimo ed intervenendo per porre rimedio ai fallimenti della democrazia. Dunque, cosa fa la classe politica per correggerli? Difficile rispondere senza fare delle distinzioni. Nel complesso, un’ideale bilancia della democrazia sembra pendere più dal lato dei fallimenti che da quello dei successi. In alcuni casi però, pare addirittura sprofondare come conseguenza di decisioni prese della classe politica. Proprio come nel caso dei referendum del 12-13 giugno prossimi. Un tentativo semi-dichiarato di affossare i quesiti referendari, per evitare il raggiungimento del quorum (50%+1 degli aventi diritto al voto), ed eludere il terzo quesito, quello sul legittimo impedimento.

GenerazionePrecaria ti invita a partecipare al referendum, ad esercitare il tuo diritto-dovere di cittadino, per evitare un ulteriore fallimento della democrazia. Informati, se vorrai anche sulle nostre pagine, sui temi del referendum, e con la tua bussola, che sia orientata verso un SI o  un NO, recati alle urne per votare. Il Blog ha già deciso, e voterà SI a tutti i quesiti. Il 12-13 giugno ci trasformeremo in pastori sardi, con la penna al posto del forcone.

© Riproduzione riservata

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