La destra sul ring, la sinistra in poltrona

Comunicare per vincere e vendere.
La comunicazione è un’arma fondamentale per vincere, dalla pubblicità alla politica.
Comunicare bene è un aspetto fondamentale: un’arte, una dote, una tecnica. Non importa tanto il contenuto, quanto la forma. Nella comunicazione pubblicitaria il messaggio è efficace, cioè arriva al consumatore, quando quest’ultimo acquista il prodotto, o si convince che il prodotto X sia migliore per un qualsiasi motivo del prodotto Y. La pubblicità è l’anima del commercio, questa legge della modernità si può aggiornare e applicare anche alla comunicazione politica. Nella comunicazione politica, infatti, l’obiettivo è convincere l’elettore a votare per il proprio candidato, simbolo o partito. Personaggi politici come Giulio Cesare, Napoleone o Mussolini, con le dovute differenze, avevano già intuito l’importanza di apparire come leader carismatici e dare un senso di “grandezza” delle proprie gesta, in qualsiasi modo, a qualunque costo.

Comunicazione e ideologie.
Oggi le cose sono cambiate molto, i partiti sono sempre meno punto di riferimento ideologico (come potevano essere PCI e DC nel dopoguerra) e si sono (definitivamente?) trasformati in partiti “piglia tutto”: interamente concentrati sulla comunicazione mediatica, sulla spersonalizzazione ideologica, sulla figura di un leader esteticamente gradevole e che sappia comunicare, poco importa ciò che dirà. La politica di oggi sembra davvero un supermarket televisivo: tantissime offerte, tantissimi prodotti a buon prezzo, a volte non si capisce nemmeno quale sia il candidato che “pulisce meglio” o che “cattura di più la polvere”. L’elettore non vota per una convinzione politica, nella maggior parte dei casi, la scelta avviene in base al martellamento. Più il candidato X sarà assillante e presente in tv, ora chiedendomi, ora minacciandomi, ora implorandomi, e più sarà alta la probabilità della sua vittoria sul candidato Y.

Destra e Sinistra: due MONDI diversi di comunicazione
Le tecniche di comunicazione mediatica dei nostri partiti sono riassumibili in due categorie fondamentali che coincidono pienamente con l’area politica di provenienza.
La destra fa palestra, si allena al sacco, attacca ferocemente, e quando si sente stretta alle corde tira ganci e montanti micidiali all’avversario. La destra non disdegna i colpi bassi o proibiti, sotto la cinta. E qui potremmo ritirare fuori tutta la sindrome d’accerchiamento del premier contro: Magistratura, Scuola pubblica, Presidente della Repubblica. La comunicazione della destra ha partorito delle chicche come: “Noi ce l’abbiamo duro”, “Chi vota a sinistra è un coglione” e diti medi alzati durante i comizi.
La sinistra è pacata, riflessiva, flemmatica, intellettuale … noiosa. Probabilmente in virtù di una presunta ma mai dimostrata “superiorità etica e culturale”. La sinistra vuole il dialogo, l’argomentazione, il ragionamento, lidi in cui domina senza dubbio, ma evita accuratamente lo scontro diretto: la sinistra lavora bene ai fianchi, con intelligenza e astuzia ma quando è il momento di sferrare il colpo che chiuda il match, rimane ferma ad aspettare e, anzi, dà la possibilità all’avversario di pareggiare l’incontro.
La destra sale sul ring e picchia forte, non disdegna l’insulto e la ridicolizzazione dell’avversario.
La sinistra preferisce un confronto aperto, regole certe, una comunicazione che abbia contenuto e che non sia solo “forma”.

Chi va al tappeto?
Per il momento la comunicazione aggressiva della destra sembra aver riscosso più successo. Il messaggio della sinistra sembra non arrivare proprio, complice anche un sistema che è sbilanciato prevalentemente a favore del centro-destra nei telegiornali nazionali, ma sarebbe quasi superfluo parlarne in questa sede, esiste un’Autorità Garante delle Comunicazioni che vigila solerte sulla materia.

Prospettive per il Centro-Sinistra
Se la Sinistra vuole arginare questa sommatoria di sconfitte elettorali, ha da mettere in agenda alcuni appunti e domandarsi cosa fare. Io ho qualche idea:
1) Adottare una comunicazione aggressiva come quella della destra, scelta che sarebbe funzionale, però potrebbe non piacere alla propria base elettorale;
2) Aspettare che muti da sé il panorama politico con l’uscita di Berlusconi, continuando ad incassare e cambiando giusto l’ennesimo logo o nome del partito nel prossimo futuro;
3) Dare largo ai giovani e alle nuove generazioni che possono portare sicuramente idee e tecniche di comunicazione nuove;
4) Rimanere al tappeto come un pugile al termine della carriera e chiedere ai secondi di gettare la spugna;

Come la penso io?
Penso che se le galline depongono le uova starnazzando e le oche stando in silenzio, e se poi tutti vorranno comprare uova di gallina… Forse un motivo ci sarà pure. Magari anche le uova di oca sono buone.

© Riproduzione riservata

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