Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti. 1

Ecco la prima parte della puntata di Report “Generazione a perdere”.

Mi rivolgo a voi; padri e madri,nonni e nonne, insegnanti, educatori, giornalisti e ad ogni soggetto che concorre, o dovrebbe farlo, all’educazione, la formazione e alla crescita dei giovani. Non riuscite proprio a sentirvi a disagio? Riempite orecchie e cervello dei ragazzi con i sacrifici che avete dovuto sostenere, ribadendo che “nessuno regala niente”, come se chi vi sta, pazientemente, a sentire, vorrebbe qualcosa in omaggio, per grazia ricevuta. Siete in pochi, dato che a me non piace generalizzare, ad ammettere che vi è stato consegnato un mondo che prometteva speranze, in cui il futuro non spaventava ma incuriosiva, dove il sogno era una parte della soluzione del problema; e quando è toccato a voi passare il testimone? Voi avete donato le macerie di un’ economia, briciole di lavoro, frammenti di prospettive, insomma una speranza trasparente, quasi spettrale. Il tutto condito da tante frasi di circostanza, molti luoghi comuni e poche mani tese. Non basta, non è bastato, aver svolto il proprio compito nel migliore dei modi. Non è stato sufficiente essere buoni genitori, neanche educatori. Arriva un punto in cui si vuole smettere di essere solo figli per andare nel mondo e percorrere la propria strada, ma molti non possono permetterselo; così ad una frustrazione con cui ormai si convive quotidianamente si aggiungono terribili sensi di colpa: non serve pagare l’affitto da fuori sede a tuo figlio, se dopo c’è il nulla.

Per non parlare poi di quei politici, amministratori, dirigenti, imprenditori, quella classe di persone a cui è affidata la conduzione di un paese che si continua a vantare  di aver rubato meno, di aver proposto quel decreto, o aver abolito quel privilegio, prendendo come termine di paragone il peggio del peggio. Ma tutto questo non si potrebbe definire come “minimo sindacale”, base, imprescindibile, da cui partire per partecipare attivamente alla vita sociale, politica ed economica di una democrazia? Ed il resto dov’è? Guardate, soprattutto voi, per tentare di comprendere il dramma di un’intera generazione. E magari trovare insieme una via d’uscita. Perchè questo non è  un semplice scontro tra generazioni.

© Riproduzione riservata
Annunci

4 pensieri su “Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti. 1

  1. mariagrazia ricchiuti

    Scusa sai? Ma che tipo di genitori hai conosciuto nella tua vita? Intendo quelli di amici e parenti tuoi…..senza offesa! Ma pensi veramente che siam tutti li’ a dire ste scemenze? Quando io ero ragazza ho conosciuto un mondo del lavoro meraviglioso, ed avevo solo la terza commerciale……..mi sono licenziata a 30 anni per le mie bambine, perchè non avevo nessuno nella citta’ in cui mi sono stabilita……..non sapevo, allora, che tutto stava iniziando a cambiare e non avrei trovato mai piu’ un impiego…….Non mi sono mai sognata di parlare nel modo che tu dici alle mie figlie o ai ragazzi e ragazze figli di amiche mie che sono senza lavoro a quarant’ anni……la situazione è semplicemente drammatica e mi spezza il cuore sapere che non conosceranno mai cio’ che ho conosciuto io………..comunque mai nella mia vita e in quella delle mie figlie c’è stata la frase “mi sono sacrificata per te”!

    Rispondi
    1. generazioneprecaria Autore articolo

      Ringraziandola per il commento, che apprezzo maggiormente perchè proveniente da una mamma, le rispondo: la colpa non è sua nè di mia madre, nemmeno del bravo dirigente d’azienda, ancor meno di quei professori che fanno tanto con poco. Il problema non è ora. Ma se voi, e quando intendo voi dico le generazioni dal dopo guerra fino alla fine degli anni ’80, non riuscite ad ammettere una parte di responsabilità, se pensate che tutto questo sia prodotto esclusivo del governo ladro, e non, anche, di un modo di fare “nostro”, del nostro sistema paese, allora si perde di vista la strada dell’obiettività. Nel mio articolo sottolineo l’esigenza di non generalizzare, io stesso sono cresciuto in una famiglia straordinaria, ma, con tutto il rispetto, credo non abbia letto bene il passaggio in cui mi riferisco ad ogni elemento che concorre a formare le nuove generazioni, non solo genitori. Vuole forse negare la diffusa incapacità politica, sociale, economica, pedagogica che ha portato oltre il baratro il nostro paese? Non credo che queste siano le sue intenzioni, così come le mie non erano quelle di inveire contro quel tessuto sano che, ancora, regge le nuove generazioni. Ho 26 anni e tutti i giorni mi faccio un bell’ esame di coscienza non perchè mi senta in colpa di qualcosa in particolare, sa, lavoro da quando ne ho 20, mi sto laureando e cerco di fare la mia parte nella società, ma perchè so delle mancanze anche della mia di generazione, e quindi dellla parte di responsabilità nostre in questo disastro. Se lei ritiene infallibile la generazione di cui fa parte la invidio, vorrei tanto avere le sue certezze. La differenza tra individuo e collettività è proprio questa: se io parlo delle baby pensioni degli anni ’80, lei, che non ha niente a che vedere con questa vicenda, dovrebbe condannare con più forza certi scempi, proprio perchè caratteristici della sua generazione, e non adirarsi, pensando che io voglia fare di tutta l’erba un fascio. Non è così. Credo che sia arrivato il momento di abbattere qualsiasi barriera sociale,economica,generazionale,geografica per cercare, e trovare, una soluzione a tutto questo. Perchè il nostro di destino non è slegato da quello del paese. E viceversa.
      Saluti
      Fernando Merelli

      Rispondi
  2. Antonai Mattiuzzi

    Chi sono i responsabili, siamo noi i rsponsabili? Quelli che come me non hanno avuto una vita facile che si sono occupati dei loro anziani e della loro decadenza fino all’ultimo giorno della loro vita. Che non hanno né aspettato, né avuto eredità di denaro o di beni, ma solo l’esempio del dovere, dell rispetto e della consapevolezza, prima di noi stessi e di esserci sempre a capire la sofferenza di chi è più indifeso e fa più fatica a vivere. La mia esperienza di vita ai giovani non serve. La maggior parte vive frustrata per le cose che non ha. Se vedesse in giro più giuudtizia, più rispetto delle regole forse sarebbe meno pessimista. questo è quello che penso. Avrete capito che non sono giovane. Avevo 17 anni alla fine della seconda guerra mondiale, il conto è presto fatto. Non mi sento vecchia, ma non scimiotto i giovani. Di giovani bravi ce ne sono e ce ne sarebbero di più se avessero esempi positivi cui fare riferimento.

    Rispondi
    1. generazioneprecaria Autore articolo

      Grazie signora!!! A me la Sua di esperienza servirebbe incredibilmente. Quelli come lei hanno contribuito a tener su questa nazione. Nell’articolo mi riferivo a quelli, delle vecchie generazioni, che si girano dall’altra parte, quelli che ti danno la pacca sulle spalle, ma non un’opportunità per dimostrare di saper fare. Grazie ancora. Per il nostro blog è un onore!!!

      Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...