Quanto ci manca Rino Gaetano. Mio fratello è figlio unico (oggi più di ieri).

Trenta anni. Il 2 giugno del 1981 se ne andava il più grande acrobata della canzone italiana; Rino Gaetano. Moriva così come era nata, e cresciuta, la sua carriera; faticosamente, imprevedibilmente, caratterizzata da splendidi alti e vertiginose cadute. Già perchè Rino, figlio di immigrati a Roma, non era destinato a cantare, a narrare la vita ed i sentimenti, le storie e la società, non poteva e non doveva seguire le proprie aspirazioni. Ma quelli erano gli anni delle lotte di classe e delle rivendicazioni sociali, del fermento culturale il cui fulcro è stato per lungo tempo il Folkstudio. È qui, nello storico locale romano, tra le esibizioni di Venditti e De Gregori, che i sogni di Rino Gaetano iniziano ad accarezzare la realtà. Da quel momento le melodie fuori dagli schemi del cantautore calabrese risuonano indelebili negli animi di tanti, in un’ eco che non accenna ad arrestarsi anche dopo la sua morte, dando forza ed alimentando speranze, soprattutto degli ultimi. Perchè Rino, nonostante il successo, arrivato a scombinargli i piani, si sentiva, orgogliosamente uno che era riuscito a sovvertire il pronostico. Manca a questa musica, manca a questo mondo, Rino Gaetano. Manca a me che, quando la sua macchina si schiantava su via Nomentana, non ero ancora nei pensieri dei miei genitori. È questa la forza trascendentale delle sue parole; più di un pezzo di antiquariato, più di un vecchio libro le sue canzoni ritornano sempre più puntualmente ad illuminare una società imprigionata da una spessa coltre di qualunquismo, toccando corde dimenticate di cuori in difficoltà. È incredibile come si possa avere nostalgia di tempi, musiche, parole, attimi non vissuti. Sai Rino, vorrei dirti che il destino beffardo ti ha strappato via da un mondo che sentiva il bisogno della tua persona. O più egoisticamente, che avrei voluto sentirti e vederti. Non solo cantare; parlare, provocare, riflettere, ironizzare. Ma poi mi torna negli occhi il tuo sorriso beffardo, uno di quelli che regalano l’illusione di poter sfuggire alla sorte, ed allora mi accontento di immaginarti, con la chitarra ed il tuo cilindro, prestigiatore della musica,  mentre componi testo e musica di questo grande caos che è diventato l’Italia.

…mio fratello e’ figlio unico sfruttato represso calpestato odiato e ti amo Mariù mio fratello e’ figlio unico deriso frustrato picchiato derubato e ti amo Mariù mio fratello e’ figlio unico dimagrito declassato sottomesso disgregato e ti amo Mariù mio fratello e’ figlio unico…

© Riproduzione riservata

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...