Lettera a Massimo Troisi

Caro Massimo,

ieri un amico mi ha fatto riflettere su come sia incredibile avere nostalgia di musiche, parole, e persone non vissute. Dopo un po’ mi sei venuto in mente tu, perchè a me succede la stessa cosa con te. La prima volta che ti ho visto avevo 10 anni, e non immaginavo che da lì a poco, te ne saresti andato. Quel giorno avevo visto ‘Non ci resta che piangere’ e mi avevi fatto tanto ridere. Poi, quando sei morto, forse per proteggermi io ti ho evitato. Ti ho conosciuto quando ero più grande Massimo, e forse è stato meglio così. Con ‘La Smorfia’, ‘Ricomincio da tre’, ‘Pensavo fosse amore invece era un calesse’ e ‘Il Postino’, ho capito chi eri, da dove venivi e cosa volevi dirmi. Una volta hai detto: «La comicità ti dà la possibilità di dire tante cose senza annunciare “Sotto-ci-sta-questo-discorso”. Se vuoi capire, bene. Se no, ti sei fatto una risata». Ecco, io ho capito che dietro quel tuo sorriso amaro, dietro i tuoi silenzi eloquenti, si nascondevano messaggi molto profondi, e una grande voglia di riscatto sociale per la tua gente. Tu recitavi per come vivevi. Forse è per questo che mi sembra di conoscerti come un amico fedele. L’insicurezza, la fragilità e la tenerezza della tua voce mi sono entrate dentro, e a volte sono le mie. E ne sono felice. Sai Massimo, io ho una teoria: secondo me non è possibile ridere da soli, come si fa?! Bisogna essere almeno in due. Perciò quando mi fai ridere, penso che le mie risate sono anche le tue. Tu non lo sai, ma con le nostre risate mi hai insegnato a sdrammatizzare, ad esorcizzare i problemi. Al di là dei tuoi film, dei tuoi sketch, delle tue battute, quello che resta è un grande incoraggiamento ad andare avanti, a non abbattersi, anche di fronte alla morte. E a vivere un po’ spensierati, che non significa chiudere gli occhi dinanzi alla realtà, ma affrontarla in un modo più dolce. Caro Massimo, ‘o ssaje comme fa ‘o còre, quando ti rivedo io mi commuovo. Ma perchè io ti volevo invitare al bar a scambiare due parole. L’amaro che volevo, era quello del caffè. Però poi non riesco a non ridere, sempre insieme a te si capisce. Allora esco, pago il conto e ordino lo stesso due caffè. Anche stasera pago io.

 

 

© Riproduzione riservata

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