Verso i referenda: acqua pubblica. Acqua libera

Il prossimo 12 e 13 giugno l’Italia tutta si troverà davanti ad uno degli snodi più importanti della sua storia contemporanea. Noi tutti dovremo assumerci la responsabilità di decidere. Senza deleghe. Siamo onesti; non siamo certo un popolo famoso per la capacità di indignarsi, anzi, sopportiamo abbastanza bene l’odore nauseabondo di quello che ci circonda. Insomma siamo bravissimi a turarci il naso e a tirare avanti. Poco importa come. Verso cosa. Ed allora, quale miglior occasione dei prossimi referenda per segnare un’inversione di tendenza, per concorrere alle scelte che segneranno indelebilmente il nostro futuro? Parliamo di diritti (e doveri) fondamentali che devono essere protetti, rivendicati, ribaditi con la forza delle nostre posizioni.

Quattro saranno i quesiti referendari; i primi due, quelli che andremo ad approfondire oggi, riguardano, ad ampio raggio, la questione della privatizzazione dell’acqua pubblica, il terzo ha per oggetto l’energia nucleare, mentre il quarto l’ormai celeberrimo “legittimo impedimento”.

Partiamo dalle basi: cosa ci verrà chiesto nel primo e secondo quesito?

Nella prima domanda (scheda rossa) si chiede, sostanzialmente, se si è d’accordo o meno a cancellare un articolo (art. 23 bis) del decreto legge (112/2008), successivamente convertito, con modificazioni, in legge, secondo il quale la gestione dei servizi idrici sarebbe affidata ad aziende private, selezionate tramite gara pubblica, oppure ad aziende “ibride”, cioè a capitale misto pubblico-privato, in cui soggetti privati detengano almeno il 40% delle quote. Intanto, per non sbagliarsi, il governo ha già deciso le sorti delle ATO (Ambito territoriale ottimale), strutture che ancora garantiscono una gestione pubblica delle risorse idriche: rimarranno attive fino alla fine del 2011, poi due le strade: chiusura definitiva o conversione in società a capitale misto. Ricordiamo che i referendum riguardanti leggi dello stato italiano hanno esclusiva natura abrogativa (salvo quelli promossi dalle regioni a statuto speciale), quindi per abrogare l’art. 23 bis, ed impedire la privatizzazione della gestione dei servizi idrici occorre votare SI. Se, viceversa, si vuol mantenere inalterato il dispositivo della legge si dovrà votare NO.

Il secondo quesito (scheda gialla)  riguarda l’abolizione, o meno, del comma 1  dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del D.lgs. 152/2006 (norme in materia ambientale). Il comma oggetto del referendum permette (permetterebbe), sinteticamente, al gestore dei servizi idrici di ottenere dei profitti garantiti sulla tariffa, imponendo una maggiorazione del 7 per cento sulla bolletta del consumatore. Tale aumento va (andrebbe) a remunerare il capitale investito da parte del gestore, che non sarà tenuto a dimostrare le motivazioni della variazione, nè tantomeno l’esistenza di una diretta connessione con eventuali miglioramenti del servizio. L’ azienda potrà, a sua discrezione, aumentare il costo dell’acqua, in qualsiasi momento. Se si vuole abolire il comma 1 dell’art. 154, e si rifiuta questa prospettiva, bisogna votare SI, chi ritiene invece che il D.lgs 152/2006 non debba esser modificato allora voterà NO.

Non si fa molta fatica a capire quanto siano collegati i due quesiti: non solo il tentativo di sdoganare, definitivamente, la figura del privato nel settore dei servizi idrici, ma la volontà, da parte del legislatore, di garantire ai soggetti interessati una maggiore remuneratività, autorizzando questi ad aumenti ingiustificati delle tariffe. Quindi tutti contenti. Tranne il cittadino

Publlico o Privato?

Quando si parla di beni (o servizi) si è portati a pensare che la gestione pubblica sia meno efficiente di quella privata. A volte è così. Ma quando si parla di acqua la questione basilare è un’ altra: l’acqua può essere considerata un bene come tutti gli altri? Si può parlare del mercato dell’acqua, di concorrenza o monopolio come se parlassimo del mercato del caffè o del grano o, peggio ancora, del petrolio?  Secondo me no. Secondo la stragrande maggioranza degli economisti no. In che categoria mettereste l’acqua, o i servizi legati ad essa? L’acqua è bene di consumo e strumentale, è bene complementare, ma soprattutto è insostituibile. Perchè conferire la gestione dei servizi idrici ad aziende private, quando il bene acqua è parte integrante del demanio, quindi dello stato? Noi crediamo che non ci si possa permettere di far prevalere gli interessi di pochi (privati) sul diritto all’accessibilità di ogni cittadino all’acqua. Tutto questo dovrebbe condurci ad un ripensamento della gestione e dell’utilizzo dell’acqua, oltrechè ad una revisione dei principi cardine su cui si fonda il mercato della gestione dei servizi idrici.

Sono svariati i casi, sparsi sul territorio nazionale, in cui da tempo, si sono affidati i servizi idrici a privati,  andando così a sostituire il monopolio pubblico con uno di natura privata; risultato? Assenza di competitività, ricerca esasperata del profitto, intere comunità in balia di speculazioni imprenditoriali.

Chi scrive su questo blog voterà SI, sia al primo che al secondo quesito. Non solo per motivazioni di carattere politico-ideologico ma soprattutto per motivazioni economiche che ruotano attorno all’impossibilità di creare un mercato “veramente” concorrenziale; senza una  concorrenza concreta e tangibile, che consentirebbe l’ incremento qualitativo del servizio e la parallela riduzione delle tariffe per i fruitori,  non esiste nessun motivo per cui la gestione privata possa esser definita migliore di quella pubblica. Proprio perchè nella”natura” del privato non rientra il bene comune; il privato, giustamente, persegue il profitto personale, il proprio benessere, mentre è lo Stato che deve provvedere all’implementazione di un sistema di welfare degno di un paese democratico. Garantire i servizi idrici a tutti i membri della collettività è uno degli schemi fondamentali del benessere sociale.

Andate a votare. Non solo per voi,  non solamente per il vostro di futuro, non solo per un affetto o un interesse; fatelo per legittimare lo sforzo di tanti (ricordiamo che i referenda saranno validi se si recheranno alle urne il 50 per cento più uno degli aventi diritto). Questa è la magia della democrazia; tanti punti di vista differenti che si mettono al servizio di una speranza collettiva. Fate in modo che la vostra opinione conti, qualsiasi essa sia. Nella cabina, assieme ad un’idea, portate la vostra coscienza. Una non scelta non possiamo proprio permettercela.

 

© Riproduzione riservata

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2 pensieri su “Verso i referenda: acqua pubblica. Acqua libera

  1. Pingback: Verso i referenda: Nuclear Impossible. « generazioneprecaria

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