Verso i referenda: Nuclear Impossible.

Dopo il legittimo impedimento e i quesiti sull’acqua bene comune, è la volta del nucleare. Cerchiamo di capire le ragioni per andare a votare ‘Sì’ anche a quet’ultimo quesito.

Come molti sapranno, in un primo momento il Governo aveva modificato la legge, e quindi il testo referendario, proponendo una moratoria che aveva lo scopo di rinviare il tema di un paio d’anni. Il tempo necessario per metabolizzare Fukushima e renderne più lontano il ricordo. Tuttavia, il tentativo maldestro di affossare il referendum si è rivelato inutile. La Corte di Cassazione ha infatti ritenuto opportuno procedere comunque alla consultazione, aggiornando il testo del quesito, poichè l’intervento del Governo non modificava lo spirito iniziale della legge. Chi ci ha rimesso sono sicuramente gli elettori italiani all’estero, che avevano già votato e per motivi tecnici non avranno il tempo di ricevere le nuove schede.

Sul tema del nucleare si è detto veramente di tutto e il suo contrario, spesso con il risultato di generare confusione e disinformazione. A partire da numeri e percentuali sulla quantità di energia ricavabile dall’atomo, fino alle dichiarazioni di qualche tempo fa dell’oncologo Umberto Veronesi (“Il rischio cancerogeno dell’energia nucleare con i moderni reattori è di fatto vicino allo zero”). Anche Margherita Hack ha preso le difese del nucleare, lamentando un’eccessiva irrazionalità sul tema. Non pretendendo di essere esaustivi, proviamo allora ad affrontare razionalmente alcune questioni del nucleare. Per farlo bisogna innanzitutto tener presente e distinti due fondamentali aspetti: l’aspetto energetico, e quello ambientale.

Dal punto di vista energetico, il problema si riduce alla valutazione della convenienza economica rispetto ad altre fonti di energia. Sebbene le stime siano contrastanti, è bene conoscere quali siano le variabili che rendono così aleatorio tale calcolo.

  • Costo del combustibile: le difficoltà nella stima della disponibilità di riserve di uranio crea incertezza, con ripercussioni sul costo della materia prima (l’Agenzia Internazionale per l’energia atomica prevede un calo dell’uranio tra il 2025 e il 2035)
  • Costi di esercizio e manutenzione
  • Costi di decomissioning: i costi di smantellamento sono circa il 10%-30% del capitale iniziale
  • Costi assicurativi e legali
  • Costo/opportunità legato al tempo necessario per la costruzione

Quest’ultimo punto appare fondamentale: è conveniente impiegare 20 anni o più per costruire centrali nucleari che entreranno in funzione nel momento in cui l’uranio inizia a scarseggiare? Inoltre, per essere conveniente in termini energetici il nucleare deve assumere una certa dimensione, ovvero si necessita di un certo numero di centrali nucleari: è realistico ipotizzare la costruzione di almeno 15-16 centrali, localizzate in ogni macro regione elettrica? Uno studio molto interessante fornisce tutte queste risposte.

Se anche fosse conveniente dal punto di vista energetico, l’aspetto ambientale dovrebbe bocciare ogni proposito nucleare. Da questo punto di vista infatti, l’impatto sulla salute delle persone e sull’integrità degli ecosistemi può essere devastante, come già avvenuto in passato. I problemi non sorgono solo in caso di grandi disastri nucleari (Chernobil, Fukushima), ma anche nell’organizzare una gestione sicura delle scorie e dei relativi siti di stoccaggio, nella localizzazione delle centrali in zone a basso rischio sismico (pressochè inesistenti in Italia), e nell’assicurare l’acqua necessaria per il funzionamento.

Più in generale, ci si dovrebbe chiedere: è giusto prendere delle decisioni che potrebbero incidere sul futuro delle generazioni a venire per migliaia di anni? E’ etico farlo? Non sono possibili altre soluzioni?

Quello di cui avremmo bisogno è un piano energetico che sia sufficientemente ambizioso ed efficace per gestire l’enormità del picco del petrolio e dei cambiamenti climatici. Pensare al nucleare come una possibile soluzione di questo piano appare oggi una scelta miope, forse dettata da interessi di pochi. Soprattutto se si sostiene la convenienza del nucleare dicendo “se lo fa il vicino perchè dovremmo rinunciarci?”. Forse noi e il vicino di casa dovremmo pensare insieme ad una soluzione alternativa. Anzi, alcuni dei nostri vicini hanno già iniziato a farlo bloccando le proprie centrali.

Ci dispiace per Margherita Hack, ma per tutte queste ragioni noi voteremo ‘Sì’ per dire no ad una sfida persa in partenza, antieconomica e pericolosa. Il 12 e 13 giugno invitiamo Voi lettori ad andare a votare ‘Sì’, per dire no ad un Nuclear Impossible.

© Riproduzione riservata

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