Archivio mensile:novembre 2011

Tecnicamente…dubbioso.

Quegli attimi, tanto veloci quanto intensi, immediatamente successivi alle dimissioni dell’ormai ex Presidente del Consiglio, sembrano ormai distanti, a tal punto da smarrirsi nella memoria della storia contemporanea italiana. Come se tra quell’istante e la presentazione della nuova lista dei ministri, ci fossero un paio  di vite. Sarà per il caos ed il frastuono che la nostra classe poltica ha saputo aggiungere, come sovrapprezzo, ad una situazione socio-economica assai critica; sarà la sbalorditiva differenza tra persone e personalità, tra comportamenti ed attegiamenti; sarà che sembra finito il tempo a disposizione di un paese patologicamente in ritardo.

Sarà che la gente, tutta, non riesce più a guardare più in là del quotidiano, con gli animi più vuoti delle tasche. Sarà che le coscienze di milioni di italiani attendono risposte. Sarà per questo che nessuno (o pochi)  ha espresso dubbi o perplessità sul nenonato Governo, o magari sul percorso che ha portato alla sua formazione.  Già, avranno contribuito fretta e paura, solo in parte imposte da Europa e mercati finanziari, e sicuramente questo è il momento in cui polemiche e sterili contrapposizioni devono obbligatoriamente cedere il passo a coesione e cooperazione.

Ma l’Italia è il paese del bianco e nero, posto in cui le sfumature non sono certo di casa. Così accade che coloro che, poco prima, si azzuffavano anche sul più stupido emendamento parlamentare, ora, grazie a SuperMario, danno sfoggio di una ritrovata unità d’intenti, improvvisamente rinsaviti, riscoprendosi uno ad uno la reincarnazione del morigerato De Gasperi. Non solo; alla pressochè totale mancanza di contraddittorio all’interno della classe politica italiana va ad aggiungersi una sconfinata, quanto sospettosa, concessione di credito da parte di (quasi tutti) mass media ed organi di informazione. Ma come?! Il diritto di critica dove è andato a finire? Coloro che dovrebbero controllare i controllori dove sono?

Ed io chiedo umilmente perdono. Lo faccio in anticipo. Cosa? Perdono. Si Perchè ne ho piena la testa (e qualcos’altro) degli “aut aut” di prudenti e finti rivoluzionari. Quelle frasi che sintetizzano splendidamente l’Italia ed il suo grandioso popolo come :”…è da irresponsabili sostenere certe tesi in un momento del genere…” o ancora :” ..il prestigio e l’autorità del Prof. Mario Monti non possono essere infangate..” e così via in un crescendo rossiniano di invenzioni ed idiozie. Cosa c’entrano le mie scuse premesse? Le voglio porgere a tutti, ai tanti, a quelli che ritengono offensivo informare ed informarsi, domandare ed interrogarsi sull’infinito curriculum istituzionale del nostro Primo Ministro, uomo dei poteri forti, delle istituzioni sovrannazionali nonchè totem della finanza mondiale, sul rapporto che intercorre tra la “vocazione” europeista ed atlantica di SuperMario e la sua nomina a Capo di un governo d’emergenza (mentre il  collega Papademos diveniva il suo alterego in Grecia), sulla via crucis che ha portato il nostro paese ad una situazione in bilico tra parodia e dramma, su come il progetto della radicale eliminazione della sovranità nazionale si stia concretizzando; un progetto nato dalle ceneri della seconda guerra mondiale e sviluppatosi lungo tutto il corso del secolo scorso tramite gruppi di potere più o meno trasparenti (Bilderberg Group e Commissione trilaterale) . Quelle stesse organizzazioni che hanno visto in Mario Monti un serio, freddo ed equilibrato interlocutore.

Come se il destino, a medio-lungo termine di un’Italia vilipesa e maltrattata, dipendesse più da qualche punto interrogativo, peraltro legittimo, che dall’azione di un governo che ogni cittadino italiano attende con spasmodica anzia. Come se la richiesta di chiarezza potesse essere confusa con il fallimento di gran parte della classe politica italiana.

Ed allora ben venga questo governo tecnico, perchè alternativa non c’era, non c’è. Non sto qui a gridare al complotto internazionale o al golpe finanziario, questo si, sarebbe poco serio. Sono qui a chiedermi ed a chiedervi se sia legittimo o meno essere critici, senza la bandiera stretta in un pugno, senza colore partigiano. Forse è anche da qui che occorre ripartire. Dopo le riforme e gli interventi, a cui è giusto pensino i tecnici del nuovo Governo, occorre lavorare sulla nostra consapevolezza. Probabilmente non servirà a tornare indietro dalla spirale del capitalismo esasperato che ha risucchiato tanti Stati occidentali, ma a comprendere le dinamiche politico-economiche che ci hanno spinto fin qui, per tentare di apprendere da errori ed orrori così da poter rinascere. Come abbiamo fatto decine di volte.

In attesa della prossima resurrezione resto tecnicamente in attesa.

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