Archivio mensile:marzo 2012

Più forte ti scriverò.

In certi momenti nulla sembra accadere per caso. O magari è proprio il destino a scherzare con noi. Il dolore per la morte di Lucio Dalla non sa solamente di tristezza e malinconia, non è la semplice, e dura, presa d’atto di appassionati ed intenditori di musica, nemmeno il pianto sereno di colleghi e persone comuni, di cui è stato naturale sottofondo di vita; la morte di Lucio Dalla è un buco, senza retorica nè qualunquismo, che si apre nel mondo, già malconcio, della musica, della cultura, non solo italiana, è una voragine nei cuori di chi ama e sa riconoscere l’arte. Certo, come ogni grande artista, Lucio Dalla serviva. Forse è banale, ma vero. Lucio era strumento, nelle orecchie e negli occhi di chi lo ha seguito, di resistenza, di speranza; una bandiera da piantare in faccia a chi si crede arrivato, ed invece non è neanche partito, una bandiera da sventolare, di cui , pur non amandone i colori, si deve andar orgogliosi, una bandiera sotto cui si sono rifugiati schiere di giovani talenti, per diventare affermati musicisti, e come una bandiera Dalla era magnificamente nazionalpopolare, alto e basso contemporaneamente, impegnato ma mai chiuso, straordinaria controfigura di se stesso.

Lucio Dalla scompare proprio nella fase più acuta di questo periodo storico, fatto di crisi vere e presunte, di paure ancestrali che riaffiorano,  in cui tutti noi siamo meno solidali con l’altro, sempre meno pronti a riconoscere merito e talento, capaci di stupirci dello stupore di qualcuno; un frangente in cui i “Dalla” del futuro, caso mai ci fossero, non reggerebbero l’urto, dato che per fallire e riprovare, sembra non esserci più tempo. Così pare che di alternative non ce ne siano molte, se non di scriverti, scriverci, un pò più forte, per tentare di proseguire su questa strada, la mia, la nostra, la vostra. Ognuna straordinariamente diversa. Tutte maledettamente uguali quando si specchiano nelle parole delle tue canzoni Lucio, che ora, scusa la presunzione, sono un pò di tutti. Perchè l’arte, quella pura, non ha padroni, forse la puoi noleggiare, credendo di possederla per sempre, ma resta nel mondo, libera di servire e farsi servire.

© Riproduzione riservata