Archivio mensile:giugno 2012

Buffoneggiando

C’è chi di calcio (s)parla, chi scrive, c’è chi di calcio vive, c’è chi, grazie al calcio, sopravvive. Il calcio è tutto e contrario di tutto, posto che regala notorietà a gente miserrima, e dimentica uomini che hanno dato, più di quanto hanno preso. Il calcio è anche quela teatro di quart’ordine in cui attori dall’immenso talento, diventano protagonisti di terribili cadute di stile (e non solo). Lo stupore già da tempo ha lasciato il posto ad un’insana disillusione, neutralizzando sentimenti ed emozioni, rendendoci impassibili davanti ad una realtà, a cui si fa fatica a credere, in nome di una fede laica, sempre più labile. In un frangente tanto delicato della storia sociale del nostro paese, resto come spettatore attonito davanti all’ennesima uscita a vuoto di Gianluigi Buffon; perchè a volte è più grave la modalità con cui si compiono certi gesti, con cui certe azioni vengono sbattute in faccia a chi ti ha perdonato più volte, che il gesto in se.

Intendiamoci; non che m’aspettassi nulla da quello che si erge, o vorrebbe, a paladino di una categoria (i calciatori) non più difendibile, che con fare ardimentoso cerca di convincere, un pò tutti, dell’onestà di quello, o dell’indecenza di quell’altro, alzando i toni della discussione, stile singolar tenzone. Come potersi attendendere qualcosa, da chi usa a proprio comodo l’ultima stilla di passione dell’ultimo tifoso, per una strenua, ridicola, difesa corporativa. Non che pensassi di ricredermi sull’uomo Buffon . Un attimo di rispettoso silenzio, questo è ciò che avrei auspicato, che avrei voluto.

E’ faticoso, diciamo pure massacrante, prendere atto della totale, e completa, scollatura tra la base, sostenitrice e pagante, ed i protagonisti di un empireo dorato, alimentato dal tifo disinteressato di milioni di persone. E come sempre il calcio è specchio fedele, metafora quanto mai attenbibile dei tempi, di vizi e di (pochissime) virtù che contraddistinguono un’epoca. E’ addirittura deprimente comprendere come e quanto si sia andati oltre; perchè sembra che il secchio della merda che ci hanno propinato fino ad oggi non sia ancora pieno e che, anzi sia lontano dall’esserlo. Così impunemente qualcun’altro si riempirà la bocca di valori e sentimenti di uno sport puro, che nulla hanno a che fare con gli interessi di pochi, li masticherà quanto basta, giusto il tempo di un’altra stagione, per poi sputarli all’angolo del rettangolo verde. Trovando il tempo di pretendere delle scuse. Per aver commesso il fatto.

A quelli che parlano banalmente di banalità, a chi detesta i luoghi comuni, ma ci sguazza dentro, a chi ritiene di liquidare tutto questo, arichiviandola come semplice questione faziosa, partigiana, dico che, spesso, l’ovvio è la più dura delle realtà.

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