Archivio mensile:agosto 2012

Generazione declassata.

Pochi giorni fa, al rientrro da un periodo di vacanza, lontano dall’aria infuocata di Roma, mi sono imbattutto in una di quelle trasmissioni mattutine che tentano, invano, di colmare quel buco estivo nei palinsesti televisivi del servizio pubblico,  parlando di argomenti triti e ritriti, quei talk show che, in assenza di notizie e nell’ infausto tentativo di rendere più comprensibili al pubblico i temi trattatti, riescono, attraverso un faticoso ed inappropriato uso della lingua italiana, a renderli addirittura più complicati, ai limiti dell’indecifrabilità.

Ma non è questo il punto. Il punto è l’argomento. Generazione perduta.  Già, non avete letto male. Non che fosse una novità la definizione, date le frasi, ripetute stile  solenne mantra, pronunciate più e più volte dal nostro Primo Ministro, e non solo. In effetti lo stupore, prorio di chi ancora ritiene esserci una speranza chiamata prospettiva, ha lasciato frettolosamente il posto all’indignazione, una collera che riguarda per lo più i modi in cui sono trattati certi argomenti. Perchè, almeno per qualcuno, le misure ed i pesi sono fondamentali; non è possibile celarsi dietro l’ormai poco credibile velo della “verità nuda e cruda”, come se chi non vede nulla di fronte a sé dovrebbe ringraziare, e magari con un bel sorriso di circostanza, coloro che sputano in faccia alla prima telecamera disponibile sentenze di morte, quantomeno premature, di un’intera generazione. Siamo spacciati. Ok! Ed allora?! Dopo cosa accade? Ah certo, per le (più o meno) nuove leve,  quelle tra i 25 ed i 40 anni non c’è più nulla da fare, ma almeno le abbiamo informate. Sono consapevoli. Consapevoli e dimenticate. È superfluo dire che non basta.
Probabilmente è così che si pensa (e si tenta) di pulire la coscienza, insonnolita, di un intero paese. Come se non ci fosse distinzione tra la freddezza, la professionalità, di un medico nell’affrontare un importante intervento chirurgico, e quel minimo sindacale di delicatezza e solidarietà nel comunicare l’esito della stessa agli affetti del malato. Peccato che, ad essere  puntigliosi, di interventi chirurgici non ne abbiamo visti, a noi toccano soltanto le  comunicazioni tecniche, telegrafiche, senza neanche  un posticcio”abbiamo fatto il possibile”.

Come se il costo sociale di vite che si arrotolano su se stesse, di vite che vorrebbero, ma non possono, di unioni disunite, non sia un costo che riguardi le alte sfere.

In effetti è proprio questo che mi spinge a scrivere. È l’irritazione per questo teatro dell’indifferenza con attori talmente scarsi da non dare neanche il sentore di verità ,  è la frustrazione che ritrovo nelle mie parole; allo stesso tempo libertà, e limite invalicabile.

Sarà la crisi, che colpisce tutto e tutti,  sarà che abbiamo fatto la bocca all’amaro di questi tempi, ma, dopo esserci fatti convincere a ricalibrare i nostri sogni, mischiandoli con un pizzico di quella fantomatica dura realtà e tanta merda,  non dobbiamo piegarci all’idea che il nostro futuro sia quello che qualcuno ci ha disegnato, surrogando le nostre prospettive con promesse maleodoranti. Non possiamo.

Ecco il link per  leggere e firmare il manifesto della generazione perduta.

http://www.generazioneperduta.it/

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