Archivio mensile:aprile 2013

Di chi è la colpa.

L’applauso del Parlamento tutto (o quasi) alle bacchettate severe del vecchio saggio della politica italiana sono senz’altro l’immagine migliore che sintetizza il sistema-Italia; simbolo di inguaribile tracotanza, strafottente pochezza nella forma e nei contenuti. Come se ognuno dei protagonisti si sentisse meno responsabile del vicino di scranno.

Mentre c’è chi passa il tempo a chiedersi come sarà formato il nuovo governo, chi ne farà parte, quali artifici saremo costretti a dover accettare, l’ intera platea politica guarda attonita e sbigottita il processo di autodeflagrazione in atto all’interno, ed intorno, al PD. Certo le prospettive ed i sentimenti sono i più variegati; si passa in fretta da volti tirati di uomini che sentono tutto loro (anche se non lo è) il peso di una delle peggiori sconfitte politiche del centrosinistra italiano, a quelli di compagni  di partito, falsamente indignati, preoccuapati di occupare posizioni che, attualmente, non esistono  cercando conferme e legittimazione ai “l’avevamo detto” ,  senza trascurare le maschere da responsabili servitori dello stato indossate da esponenti, importanti o meno, del PDL o della LEGA, sotto le quali è rinato il ghigno dei giorni migliori. Per arrivare agli uomini a 5 stelle, a cui, almeno, occorre dar atto di avercela messa la faccia, in piazza, senza timore, con l’animo preoccupato ma leggero, proprio di chi, pur con più di qualche errore, non senza dubbi, coerentemente ha portato avanti posizioni chiare e trasparenti.

Ma del disastro politico in corso, in pochi o pochissimi, hanno il coraggio di chiederne conto, chi siano i responsabili, di pretendere nomi e cognomi. Non per la piazza, neanche per un ormai inutile, seppur legittima, smania di sbattere finalmenti gli onnivori della democrazia fuori da ogni palazzo che conta; ma perchè non si può prescindere dal sapere chi ha tradito la fiducia di milioni di cittadini, prima che della fazione di appartenenza, per non archiviare l’ennesimo fallimento di un sistema all’italica maniera, come il “semplice” fallimento di un partito.

Tra macerie da scansare, ed interessi particolari da tutelare c’è la gente, quelle per bene, che vota e si illude, che lotta  e spera , e che adesso rivendica un diritto al futuro; è ora il tempo delle scelte, senza le quali non ci sarà più un tempo.

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