Archivio mensile:marzo 2014

Canzoni precarie: sulla gru, tra le nuvole, con Emanuele Galoni

Succede di incontrare la musica di Emanuele Galoni, grazie ad amici veri; quelli che intuiscono da che parte tira il vento, semplicemente dalle sfumature, impreviste, che colorano i tuoi occhi. Capita in uno di quei momenti in cui non sai che strada scegliere, perchè certezze, tanto faticosamente edificate, su di un terreno che credevi stabile, sembrano non reggere gli urti della vita.
Ed è proprio quando ti senti sospeso su un cornicione, con la tua posizione a farsi sempre più critica, quando cammini incerto, titubante su puntini di sospensione che paiono tendere all’infinito, che arrivano le parole di Galoni, un cazzotto ben assestato ad ogni parte dell’anima, come se sapesse chi sei, da dove vieni e, magari, dove andrai.
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Ascoltando live Galoni (e la sua band), per la prima volta, ho avuto l’immediata sensazione di trovarmi davanti ad un talento puro, autentico; un privilegio simile a quello di certi mercanti d’arte, di certe epoche; la fortuna di inciampare accidentalmente negli schizzi di un giovane Picasso, o specchiarsi negli appunti disordinati ed acerbi del primo John Fante.
Il secondo cd di Emanuele (troppo bassi per i podi) sa parlare al mondo con un linguaggio che ricorda mostri sacri del cantautorato italiano, (e non solo) ma ha l’incredibile capacità di essere se stesso, di rimanere indipendente, quasi autarchico parlando del mondo, al mondo senza presunzione, ma marcando nettamente la propria visione, da cui discendono odori e sapori di musica che non puoi confondere o assimilare a qualcosa d’altro.
Così intimo e personale da apparire universale, da poter esser sovrapposto alla vita di ognuno. I testi galleggiano a mezz’aria tra l’impegno sociale, storie precarie  fruibilità musicale, riuscendo ad arrivare diretti là, proprio dove si erano prefissati di arrivare; scorrendo sulla pelle, entrando in testa, rimanendo in un angolo della nostra intimità, per poi prendersi il lusso di uscire, provvisoriamente, per una sudata ora d’aria, dalle labbra.
Concentrato di vita, per chi ne è carente, per chi ne è in crisi di astinenza.

http://www.galoni.it/
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La forza dei sogni.

Viviamo un’epoca accelerata, frettolosa, spesso sbadata. Un periodo in cui quelle rare, ed intense, boccate d’aria pura, chiamate anche certezze, sembrano sfuggirci di mano, come se per i più fossero diventate desideri mirabolanti, pericolosi, ed a volte, impacciati, tentativi mal riusciti di equilibrismo, ipotesi di normale solidità messa puntualmente alla prova da regole del gioco che sembrano fatte apposta per distruggerlo, il gioco.
 
Il gioco della vita e dei sentimenti, dell’amore e del dolore…così serio da essere il più bello dei giochi.
 
Ma se esiste un momento per pesare, e valutare, l’intensità, l’importanza, la qualità dei nostri sogni, è proprio questo. Perchè i sogni, anche quelli in versione ridotta, comportano fasi alterne, a cui corrispondono alterni stati d’animo; e per dire di aver sognato, o di continuare a farlo, bisogna essere disposti non solo al sacrificio, ma all’entusiasta accettazione dello stesso, così da vivere tale stato di passaggio non tanto come tappa intermedia, ma come attimo di arricchimento estremo, come quid che connota e denota il sogno. Quel frangente, senza il quale, non si può dire di aver sognato.
 
Proprio per questo i sogni, così come i  sentimenti sono di tutti, ma non per tutti.
 
 

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