Archivio mensile:novembre 2015

Tra Brecht e Trilussa.

Mi attacco a quello che più di prezioso ha partorito l’uomo, certe parole di alcune vite straordinarie. Provo a tenere a mezz’aria pensieri ed opinioni, sospese, in bilico tra la vita e la morte.

Mi aggrappo all’umanità,  con la forza con cui non mollo le mie idee.  Nonostante ogni tonalità della paura, nonostante chi mi vuole incatenato a certe paure; malgrado chi vorrebbe veder diventare il proprio vicino, la bestia che condanna.

Mi faccio compagnia, dondolandomi tra Brecht e Trilussa, non c’è davvero spazio per l’odio stasera.

 

La guerra che verrà

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.

B. Brecht

 

La ninna nanna della Guerra

Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vo’ la zinna,
dormi dormi, cocco bello,
se no chiamo Farfarello,
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Cecco Peppe
che s’aregge co’ le zeppe…

…co’ le zeppe de un impero
mezzo giallo e mezzo nero;
ninna nanna, pija sonno
che se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedono ner monno,
fra le spade e li fucili
de li popoli civili.

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che comanda,
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio de una fede
per un Dio che nun se vede…

…ma che serve da riparo
ar sovrano macellaro:
che quer covo d’assassini
che c’insanguina la tera
sa benone che la guera
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe’ li ladri de le Borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finché dura ‘sto macello,
fa la ninna, che domani
rivedremo li sovrani
che se scambiano la stima,
boni amichi come prima;
so’ cuggini, e fra parenti
nun se fanno complimenti!

Torneranno più cordiali
li rapporti personali
e, riuniti infra de loro,
senza l’ombra de un rimorso
ce faranno un ber discorso
sulla pace e sur lavoro
per quer popolo cojone
risparmiato dar cannone.

Trilussa

 

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A modo tuo.

C’è il sole ad insistere sul mare di Ostia, e vento freddo a colorare d’autunno un paesaggio che sembra assomigliare a certi animi appesi ad un filo. Un vento che spazza via, anche solo per un attimo, quel grigio impotenza, quello sporco che incrosta il pavimento dei sentimenti di molti; vento che, però, non riesce a sgomberare la mia mente da certi pensieri presuntuosi ed impertinenti, da emozioni che sanno dove aggrapparsi, che non ce la fanno proprio ad arrendersi.

Ho incontrato Pasolini, quando l’artista, l’immenso pensatore era già diventato mito, processo al quale aveva contribuito quel pezzo (enorme) di sistema che lo aveva boicottato, diffamato, screditato per anni. L ‘ho conosciuto tramite occhi terzi, articoli letti, parole riportate, la sua arte infinita, capace di acquisire vigore ed energia col passare degli anni. L’ho usato per (tentare di) capire me stesso, i sentimenti e la vita degli altri, prima che il mondo.

Sono qui fuori tempo, e dal tempo, calpesto foglie riverenti, quasi ossequiose, come se volessero proteggere, quel lembo di terra che ha visto esaurirsi il percorso dell’uomo complesso, ma non la sua scia magnetica e contraddittoria, quell’innata capacità di stupire e stupirsi che ha fatto tanta paura, quell’istintivo gusto per il confronto, quegli orizzonti squarciati ed allungati.

Ormai il sole s’è nascosto, il vento placato. In testa un caos ordinato prova a tener a bada l’ansia per quel futuro che sa di passato, sorrido ed entro in macchina. In fondo, ciò che conta è la forza con cui si affronta il percorso , la difesa delle proprie scelte, la necessità di dubitare di tutto (o quasi) per comprendere qualcosa, la capacità di non avere paura della paura.

Ognuno a modo suo.

Non c’è nulla di più bello che illudersi che le idee siano ancora in grado di cambiare volto e destino delle persone.

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