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“Racconti” di Ascanio Celestini

Per sostenere la campagna referendaria, A Sud – Comitato Referendario Due Sì Per L’acqua Bene Comune –  presenta domenica 05 giugno Ascanio Celestini in ‘Racconti’, uno spettacolo teatrale accolto dal palcoscenico dell’Ambra Jovinelli. Una serata affidata all’originale intuito dell’attore romano e alla musica del Trio Marcello Allulli (sax tenore, chitarra-loops, e batteria), e i preziosi interventi di Gianni Minà, Giuseppe De Marco e Paolo Carsetti.

L’ingresso sarà a sottoscrizione della campagna referendaria per l’acqua bene pubblico. Sarà un appuntamento da non mancare per chi ha la fortuna di trovarsi a Roma, e per chi ama unire l’utile al dilettevole.

Per chi non conoscesse l’interprete, pubblichiamo uno dei tanti racconti di Ascanio Celestini, un autore che cerca di far riflettere con la satira e l’ironia.

Teatro Ambra Jovinelli, via Guglielmo Pepe 43, Roma

Info e Contatti: 3486861204 – maricadipierri@asud.net www.referendumacqua.itwww.fermiamoilnucleare.itwww.asud.net

Precario Mondo

Un operatore di call center mi dice che qualche anno fa viveva al centro di Roma, divideva l’affitto con un amico e aveva tempo per suonare e andare in tournée. Si considerava un musicista e utilizzava il call center come sponda. Adesso sta in periferia con tre studenti, lavora full time per sopravvivere, non ha più tempo per suonare e comunque anche la richiesta di concerti è diventata così striminzita che non ci camperebbe. Mi dice “ho quasi cinquant’anni, non ho una famiglia e va a finire che torno a vivere con mia madre”. Allora dov’è la precarietà? Non è solo un problema di stage non pagati, di assunzioni a tempo determinato, di lavoro nero e licenziamenti facili. Mille e cinquecento euro al mese basterebbero se una famiglia ne pagasse duecento d’affitto. Basterebbero se una donna e un uomo avessero la certezza di lavorare fino al giorno della pensione. Basterebbero se il figlio di un operaio studiasse in una classe con meno di venti bambini, ricevesse una vera formazione che comprendesse le lingue straniere e la musica, la storia contemporanea e il teatro… Basterebbero se quella famiglia avesse attorno una comunità che la sostiene, un servizio sanitario che la cura quando sta male.

E invece l’operaio che pensava di essere assunto a tempo indeterminato vede in televisione un padrone col maglioncino che gli sfila i diritti da sotto i piedi, il sindaco (sedicente di sinistra) che va a giocarci a scopetta e prega il proprio partito di affiancarsi alla battaglia padronale. Porta il figlio in una scuola dove i suoi compagni sono così tanti che la maestra ci mette un mese per imparare i nomi, una scuola che funziona solo per l’impegno degli insegnanti che non hanno ancora mollato, che non sono ancora scoppiati per l’umiliazione continua alla quale sono esposti. Un lavoratore è precario non solo per la precarietà del suo lavoro, ma soprattutto perché sono precari la scuola, la casa, l’assistenza sanitaria, i trasporti, l’informazione, la cultura, il cibo che mangia e l’acqua che beve, l’energia che consuma e i vestiti che indossa. Invece io dico che la scuola è solo pubblica. Dico che la scuola privata è una questione privata, un’azienda che deve prendere due lire solo in quel paesino di montagna dove non è ancora stata costruita quella statale. Dico che accettare oggi una riduzione dei diritti in fabbrica significa che domani quei diritti si ridurranno ancora di più. Dico che se un lavoratore accetta di lavorare per uno stipendio ridicolo non fa solo una scelta personale, ma sta costringendo tutti gli altri ad essere sottopagati, così come un lavoratore che sciopera e ottiene il riconoscimento di un diritto, lo fa anche per quello che entra. Dico che seicento euro d’affitto per un monolocale seminterrato in periferia (c’era il cartello nella piazza della mia borgata fino a poche settimane fa) è un furto e quando la casa non si trova: la si occupa.

Dico che se acquisto un paio di scarpe sottoprezzo sto sfruttando un operaio e se compro a mio figlio un pallone cucito da un bambino della sua età dall’altra parte del mondo sono peggio di un pedofilo. Dico che se prendo l’acqua da bere al supermercato e uso quella potabile che esce dal mio rubinetto per lo sciacquone del cesso sono un pazzo pericoloso. Dico che non sono un uomo moderno se accetto la devastazione di una valle per farci passare un treno veloce che impiega un’ora di meno per portarmi in Francia: sono un criminale.

Penso a una donna del trentino che va al supermercato a comprare un chilo di mele cilene. Se quelle mele costano meno di quelle coltivate sotto casa sua è evidente che in Cile c’è un contadino sfruttato e uno del trentino che resta disoccupato, un aereo che inquina inutilmente l’oceano e una piccola frutteria che chiude.

Il lavoro era precario vent’anni fa. Oggi è la nostra visione del mondo ad essere precaria.

Io non cerco voti per le prossime elezioni, né tessere per la prossima campagna di tesseramento. Non ho bisogno di carne da macello per la prossima guerra umanitaria o vittime del destino per il prossimo terremoto. Non scendo in piazza per un lavoro a tempo indeterminato o per qualche centesimo che il ministero della cultura succhia dai serbatoi della benzina. Non voglio mettere all’ordine del giorno del prossimo consiglio dei ministri o del prossimo talk show, del prossimo monologo teatrale o della prossima canzonetta il solito discorso del giovane sottopagato o disoccupato.

Io dico che questo sistema violento mi fa paura e so che per liberarcene dobbiamo pacificamente far paura al sistema.

Ascanio Celestini, il manifesto, sabato 9 aprile 2011

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Cinecittà “la fabbrica dei sogni”

Oggi 29 Aprile apre al pubblico  (in occasione dei 150 anni dell’Unita d’italia e del suo 74° compleanno) Cinecittà si Mostra, tanto atteso questo evento che nessuno credava più potesse accadere.

Regno del cinema Italiano, dove le storie, le parole delle sceneggiature, le maestose scenografie, gli abiti, le luci hanno fatto di questo luogo, così ambito dai registi, la “Storia del cinema internazionale”,che ha dato i natali a quelli che sarebbero diventati attori famosi e che ha conosciuto chi lo era già .

La mostra vuole essere percorso espositivo che possa raccontare, attraversando le varie aree tematiche, come viene realizzato un Film, dai costumi al montaggio, il dietro le quinte, le maestranze, i giganteschi set all’aperto, sottolineando la grande dedizione, passione e sopratutto professionalità che hanno reso famosa cinecittà in tutto il mondo.

La Palazzina Fellini luogo dove si tessono le lodi dell famoso regista è anche luogo, come ci racconta anche il comunicato stampa, del “mito della Hollywood sul Tevere”, dove si ripercorrono le glorie e i fasti della Dolce Vita simbolo della Roma anni 50/60.

Per troppo tempo tutte queste ricchezze, intrinse di antichi saperi, mestieri che vanno scomparendo, colonne portanti di un bagaglio culturale nazionale, in un luogo abbandonato alla sua infausta sorte, come un Nonno, saggio, messo all’angolo da una società noncurante delle rughe, storie troppo lontane da noi,che non vogliamo riascoltare, sono piuttosto un fecondo eclissato patrimonio.

Un’eredità culturale fatta di ricordi, racconti che quando vengono riscoperti dall’animo umano, talvolta impegnato insensatamente a rincorrere solo il domani, non può che farli suoi, impossessandosi di un navigato manuale,  strumento prezioso per creare un futuro migliore.

Cinecittà è viva, lavora e si sviluppa per essere sempre più internazionale – afferma il presidente di Cinecittà Studios Luigi Abete
– Proprio per questo motivo, e per consentire una visione completa e integrata dei mestieri che vengono quotidianamente svolti nella
Fabbrica dei Sogni, questa mostra avrebbe avuto necessità di ben altri spazi. Tuttavia, tra accettare il rischio del limite di spazio o subire quello del silenzio, abbiamo deciso di sviluppare l’iniziativa della mostra che vuole consentire ai visitatori di conoscere di persona Cinecittà e che vuol essere il progetto pilota del futuro Museo del Cinema”.

Così che, questo tanto atteso evento, attraverso il quale le persone possono perdersi nel film della propria vita, possa divenire monito propositivo ad una collettività che troppo spesso dimentica le sue origini e sopratutto le sue risorse culturali, caposaldo prestigioso, il nostro, che dovremmo sfruttare se volessimo davvero ripartire. Ricominciare da chi del cinema ha fatto  la sua vita, spesso dietro la scena, sempre con laborioso orgoglio. Quelli che appaiono, a volte, solo nei titoli di coda.

“..i sogni son desideri…” è quello che il cinema ci insegna…proviamo a non scordarcelo!

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A partire dal 29 aprile 2011
tutti i giorni dalle 10,30 alle 18,30
escluso il martedì.
Roma, via Tuscolana 1055
Metro A (Fermata Cinecittà)
Biglietto ingresso
Adulti: 10 euro Bambini: 5 euro
Il catalogo della mostra è edito da
Electa Mondadori.

www.cinecittasimostra.it
www.cinecittastudios.it

Roma va a lezioni di Chitarra!

Quando Tommy Emmanuel  entra in scena imbracciando la sua(e) mitica(he) maton è  un pò come vedere un vispo, e saggio, professore universitario, che fa il suo ingresso in aula. Uno di quelli, pochissimi, per cui le aule si riempiono. Uno che ama ciò che insegna, e lo sa trasmettere, senza vezi propri del  fuoriclasse. Appunto Emmanuel è un genio. Più di un “classico” genio. Si, perchè mostra il suo talento con inconsapevole umiltà, quasi a voler ammettere che lui, con le sue mani non c’ entra poi molto, che tutto dipende da una natura benevola, andando oltre il genio. Quando le sue dita sfiorano, accarezzandola dolcemente, la chitarra, un brivido squote la pelle, i sensi vengono rapiti da melodie di un’ intensità straordinaria, così forti da spingere la musica un pò più in là. Oltre la musica. Quella di Tommy Emmanuel è arte, nell’ accezione più alta. Arte di trasformare l’impossibile in realtà. Capacità di portare i sogni ad altezza palco. E mentre accenna ad un sorriso sa già di esserti entrato dentro.
È per tutto questo, e tante altre cose, che un concerto dal vivo di questo straordinario chitarrista australiano è un’ occasione unica per tutti. Chi è cultore ed appassionato della materia non può perdersi uno dei 5 membri del c. g. p. (Certified Guitar Player), chi ama semplicemente la musica, potrà vedere qualcosa di irripetibile. Emmanuel giovedì 21 aprile sarà al Teatro Tendastrisce di Roma.

http://www.tendastrisce.it/

http://www.greenticket.it/

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