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La vittoria della gente. Per la gente.

Siamo noi. Siete voi. Siamo tutti ad aver vinto. Chi ha votato, chi si è prodicato.  Questa è la risposta della gente ad un clima non più sostenibile, ad uno stato delle cose che deve essere sovvertito. Questa è la vittoria di una coscienza civica sepolta sotto scorie di ignoranza, ricoperta da fetidi cumuli di letame, la vittoria di chi ha speso tempo e fiato per convincere un fratello o un amico, per spronare chi, di questa Italia, non vuol più saperne. Per una volta, guardandoci negli occhi, potremo dire, senza se e senza ma, di aver fatto la scelta giusta (l’unica possibile), una piacevole eccezione in cui dentro c’è tanto, forse tutto: c’è la volontà di rendere concreta, una altrimenti vana speranza di un paese migliore, più sano, più bello, in grado di giungere inalterato alla vista delle generazioni future, c’è  un caleidoscopio di sensazioni che ci ricorda cosa significa vivere in una democrazia, c’è la presa d’atto di un popolo intero

È per questo che, anche se non lo sa, ha vinto anche chi non è andato a votare. È per questo che oggi 13 giugno 2011 ho riscoperto l’orgoglio, da tempo inesorabilmete assopito, di far parte di una comunità viva, attiva, pensante. La dignità di essere Italiano.

Grazie a tutti.

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Vieni avanti….Bersani!

Poliedrico. Polemico. Appassionato. Il solito Nichi Vendola, leader di Sel, parla dalle colonne del Fatto Quotidiano. Lo fa a tutto tondo, senza risparmiarsi, senza risparmiarne a nessuno.  L’ ottimo Fabrizio d’Esposito prova a pungerlo provocatoriamente. Partendo dal paragone tra il governatore della Puglia e Bossi, passando a domande sul futuro della sinistra, finendo con le prospettive future. Il filo che accomunerebbe i due esponenti, sembra  chiamarsi “no alla guerra, di Libia”; ma Vendola rifiuta, giustamente, il raffronto: “Quello dei leghisti non è pacifismo…è cinismo indifferenza”, chiarendo che la posizione assunta dal carroccio è giustificata solamente da un’ endemica fobia nei confronti del diverso, dello straniero. Spazia Nichi, ma non lo fa mai a caso, ogni concetto colpisce chi deve, come il fioretto dello schermidore centra il bersaglio. Ogni parola è un gioco d’ arte, esercizio, mai banale, di dialettica che cattura chi legge. Con lo stesso piglio risponde sulla sinistra italiana ed i futuri assetti del centro-sinistra. Quando viene stuzzicato sul rapporto odierno con il Pd, ammette:”Oggi siamo divisi” , precisando immediatamente :”…ma sono convinto che se fossimo stati noi al governo non avremmo accolto Gheddafi col baciamano e avremmo capito le rivoluzioni mediterranee come accadde con quelle dell’ est europeo “. Vendola appare critico con certe posizioni del partito democratico ma dalle sue dichiarazioni emerge chiaro e forte un invito al dibattito, al confronto. Per ridisegnare un Italia migliore, un’ alternativa credibile. Arriva a dettare delle regole che siano comuni. È Inevitabile che lo faccia perchè sa  che per battere S.B. occorre essere compatti; e perchè sa di essere capace, e quindi solido. Forte di un modo nuovo di far politica, forte dei numeri. Si perchè i dati dei maggiori sondaggisti concordano nell’ accordare a Sinistra ecologia e libertà una percentuale che va dal 7 all’ 8,5%. L’incidenza del movimento di Vendola sui destini della politica italiana è evidenziata, prudentemente, anche da Roberto Dalimonte, de “Il sole 24 ore” che di certo non può esser tacciato di integralismo sovversivo. La coalizione composta da Pd, Sel ed Idv, vincerebbe le elezioni sul tandem PdlLega nord (44,1% contro 41, 2%) mentre, nel caso il Pd decidesse di andare a braccetto con il terzo polo (33,5%) ad avvantaggiarsene sarebbe il centrodestra con il 38,1% dei consensi con Sel, Idv ed altri soggetti della sinistra al 28,4%.

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Credo che sia venuto il momento di accollarsi oneri e responsabilità che toccano al maggior partito di opposizione, che si vanta di poter proporre una seria alternativa di governo. Per passare alla cassa e riscuotere onori e meriti. Per inaugurare una fase di vero cambiamento.

Chissà se il segretario Pd ama Beckett. Per scongiurare il “teatro dell’ assurdo”, vieni avanti Bersani!

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La libertà nella mente, la Resistenza nel cuore. O bella ciao!

Celebriamo la Resistenza ricordando chi ha sofferto e lottato per raggiungerla il 25 Aprile 1945.

Celebriamo la Resistenza ricordando quante volte ogni giorno in Italia essa viene umiliata e calpestata.

Celebriamo la Resistenza ricordando i popoli che oggi lottano e soffrono per la loro libertà e la loro Resistenza.

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L’Italia in croce – Gaetano Pesce

Gaetano Pesce mette “L’Italia in Croce” alla Triennale di Milano.

Il 12 Aprile è stata inaugurata per la Triennale di Milano l’istallazione “l’Italia in Croce” di Gaetano Pesce.

L’opera è un lungo progetto rimasto incopiuto per diversi decenni, precisamente dagli anni ’70, quando all’architetto, designer,artista fu chiesto da Ugo La Pietra un’opera che potesse raccontare la siuazione Italiana degli anni di Piombo.

Oggi finalmente trova libero spazio alla sua interpretazione, visione di un’Italia che , in occassione dei i suoi 150 anni,  spegne le candeline dall’alto di una croce, sanguinante, ferita nel profondo, inchiodata come il Cristo che schernito e deriso si avvicinava alla sua fine.

“L’Italia ha bisogno di una classe politica attiva, giovane, attenta ai cambiamenti che il tempo, in costante divenire, ci sottopone.” (Gaetano Pesce, gennaio 2011)

L’installazione è ospitata all’interno del Teatro dell’Arte della Triennale, un’enorme croce di resina alta 7,5 metri dove la nostra povera Italia è stata crocifissa con alla base  pietre, scarti e non mancano, come fosse un vera e propria veglia funebre (strana coincidenza con la Pasqua che si avvicina),inginocchiatoi e banchi da chiesa a completare l’opera, come ad invitare chi osserva a soffermarsi, accendere lumi e chissà anche rivolgere una preghiera.

Questa grandiosa opera viene ripresa oggi da Pesce come monito propositivo, per accendere gli animi di chi guarda, con lo scopo di suscitare un risveglio del popolo, contro una politica che “passa il proprio tempo a spendere una immensa quantità di parole invece che proporre progetti utili al nostro Paese e consentirgli di avanzare nel futuro e far fronte con vantaggio all’enorme competizione che gli altri paesi del mondo rappresentano”.
Che come “Nostro Signore”, anche il nostro paese abbia il potere di RISORGERE???

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fax 02 89010693
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Società della vergogna, società della colpa, e società italiana.

La matrice sociale e culturale di un Paese è un elemento fondamentale nel determinare l’assetto antropologico di una società. Nel tempo i valori di tale “matrice” possono cambiare ed influire su quello che è il risultato finale, la società stessa. Tanto più se per vari motivi le variabili di tale matrice vengono stravolte.

Gli antropologi hanno individuato due modelli di società, “la società della vergogna” e “la società della colpa”.  Nel primo caso, i confini dei comportamenti umani sono dettati dalla reputazione e dal consenso piuttosto che dalle norme. La vergogna, la paura dell’infamia agiscono come deterrenti per i comportamenti socialmente meno auspicabili. La ‘moral suasion’ della società civile potrebbe addirittura rendere superflue le norme che prevedono una pena. E’ in quest’ottica che l’Irlanda pubblica ogni anno la lista degli evasori fiscali. Una lista molto breve se si considera che nel terzo trimestre del 2007 gli evasori sono stati poco più di 120. Ecco perchè una proliferazione di leggi e di norme potrebbero mortificare lo sviluppo del senso civico e della responsabilità sociale.

Ad un livello idealmente più basso si può collocare invece il secondo modello, la “società della colpa”, dove la sanzione reputazionale lascia il posto alla sanzione ‘prevista per legge’. Quest’ultimo modello è il trionfo della paura della pena. In questo tipo di società, ad esempio, il codice stradale verrà osservato per evitare una multa piuttosto che per rispettare consapevolmente la vita di chi viaggia. Allo stesso modo il pagamento delle tasse non è avvertito come un dovere civico, ma quasi come un’opzione etica discrezionale. Qualcuno ricorderà le parole di un economista italiano, Tommaso Padoa Schioppa, che alla luce di quanto esposto possono essere ben interpretate: “Le tasse? Bellissime. Un modo civile di contribuire ai servizi”. Un pensiero nobile ma esposto in Italia, un Paese che da sempre mostra una sensibilità opposta. Tale sensibilità è stata invece ben compresa e cavalcata populisticamente negli ultimi 17 anni da una classe politica che ha suggerito i condoni, le sanatorie, gli scudi fiscali, o addirittura giustificato esplicitamente l’evasione fiscale. Risulta evidente che il tema del consenso e della reputazione si inverte completamente se un popolo, per effetto della sua cultura dominante giudica tollerabile, magari con un po’ di simpatia, colui che riesce a farla franca alle norme. Non rendendosi conto che quel soggetto, eludendo una legge aggira anche la società civile di cui il popolo stesso fa parte.

Poichè tali fenomeni sembrano essere aumentati negli ultimi anni in Italia, investendo anche altre sfere della società, come lo stravolgimento della giustizia, dei diritti contrattuali dei lavoratori, e del diritto allo studio, si può posizionare ad un ulteriore grado inferiore il modello della ‘società italiana’. Qui, sono gli escamotage per eludere le sanzioni senza rinunciare a ‘trasgredire’ a farla da padrone. In tutti questi ambiti si assiste ad una continua violazione delle norme più elementari di una moderna società nella pressochè indifferenza dei cittadini. Così, si consente al ‘capo’ di stravolgere l’ordinamento per evitare i propri processi. L’inesistente sicurezza dei lavoratori diventa normalità. La possibilità di progettare un futuro diviene una chimera. La scuola pubblica viene violentata nell’indefferenza generale. L’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole viene sacrificato. I tagli alla cultura sono una costante. L’unico aiuto potrebbe derivare da una morale religiosa, che nel caso italiano però, di certo non aiuta a risollevare le coscienze. La nostra società è figlia della dottrina cattolica che con l’istituto della confessione ha purtroppo alimentato la cultura dell’indulgenza plenaria.

In seguito agli scandali finanziari nel 2002 negli Stati Uniti è stata introdotta la Sarbanes-Oxley Act, una legge che impone al management di giurare sulla veridicità del bilancio, spostando così di fatto la pena per il reato di falso in bilancio, che è di 5 anni, al reato di spergiuro che è di 20 anni. In Italia negli stessi anni invece, ci è stato regalata (in realtà non ‘pro civibus‘) la depenalizzazione del falso in bilancio, nonostante fossero nell’aria gli altrettanti gravi scandali finanziari (Cirio, Parmalat).

In conclusione, appare chiaro che le variabili della matrice socio-culturale in Italia sono piuttosto alterate e compromesse, con l’effetto di aumentare il conflitto sociale, lo smarrimento culturale, e il disordine dei valori. Tutto ciò con una inconsapevolezza molto diffusa, che taglia le gambe ad ogni possibile controtendenza e speranza. Che futuro ha una “società della colpa” in cui la ‘politeia‘ aristoteliana rigetta ogni rimorso morale ed elude spudoratamente il sistema della pena?

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